13.07.12

Con o senza Monti, l`Italia ha imparato i fondamentali della lezione liberale. Solo un problema: chi la raccoglierà?

di Benedetto Della Vedova e Piercamillo Falasca per ilfoglio.it

Se i può prescindere, nella decodificazione della realtà e nell`elaborazione di nuove politiche concrete di governo, da un robusto sostrato ideale e culturale?

E`questo un interrogativo cruciale, che chi aspira a costruire offerte politiche innovative e responsabili per l`oggi e il domani non può facilmente eludere. La brillante riflessione di Tim Morgan per il Centre for Policy Studies vale tanto per il Regno Unito quanto per i paesi a democrazia avanzata del continente, Italia in testa. In un`epoca di recessione economica, ma anche sociale e politica, l`appeal delle rappresentazioni più semplicistiche e populiste che dilagano per l`Europa tende drammaticamente ad aumentare, fino a condizionare - o infettare - il linguaggio e le posizioni delle forze politiche più tradizionali. A queste pericolose "ideologie sintetiche", come le definisce Morgan, bisogna saper opporre una "visione" possibile di futuro, che consenta di formare nell`opinione pubblica un consenso morale e intellettuale intorno alle scelte pratiche e inevitabilmente severe che questo scorcio di secolo richiede. "Le crisi possono offrire terreno fertile per il cambiamento - scrive l`autore del paper - ma solo se il governo che arriva è capace di convincere l`elettorato del suo programma di riforme". I mezzi sono accettati se i fini sono condivisi. Guardiamo all`Italia. Il quadro d`insieme dell`azione del governo Monti appare con chiarezza dai provvedimenti adottati e dal- le prese di posizione del premier. Una politica che taglia spesa pubblica e garantisce equilibrio a un iniquo sistema di welfare, che impone una dolorosa stretta fiscale per evitare il rischio spaventoso dell`insolvenza dello stato (patta sunt servanda) e che riduce privilegi ormai insostenibili (superando l`intoccabilità dei dipendenti pubblici o la rigidità degli ordini professionali), racconta un`Italia possibile e auspicabile, i cui pilastri siano la libertà di mercato, la disciplina fiscale e istituzioni il più possibile equidistanti dai blocchi corporativi che ipotecano le prospettive di crescita e innovazione. Si fanno gli interessi dei cittadini, non dei potentati finanziari o dei capitalisti di relazione (leggere l`ultimo libro di Luigi Zingales per farsi un`idea), quando si vietano gli incroci tra poltrone dei vertici delle banche e quando si lavora per tagliare miliardi di sussidi di cui godono aziende private, pubbliche e parapubbliche. Fa parte di questa visione anche riconoscere l`Italia per quel che è, e non per quel che purtroppo potrebbe o dovrebbe essere, e accettare una riforma del lavoro e del welfare non esaustiva (c`è ancora tanto da riformare), ma che intacca finalmente il tabù dell`articolo 18 e delinea un sistema di ammortizzatori sociali a vocazione universale, senza figli e figliastri. Pagato dazio, in Europa non gonfiamo il petto, ma possiamo alzare la voce. Liberisti sinceri o ritrovati (questi ultimi, magari, hanno da poco lasciato incarichi dí governo) criticano l`inasprimento fiscale, in primis la reintroduzione della tassa sulla prima casa. Si deve però riconoscere che è accaduto ciò che tutti paventavamo: che a lasciar che la spesa della Pubblica amministrazione corresse, a negare la crisi e a rimandare le riforme, quel famigerato "lungo periodo" sarebbe pur arrivato e il conto l`avremmo dovuto saldare. Oggi abbiamo una pressione fiscale più alta "sulle cose" - l`Imu, ma anche l`Iva - e una spesa pubblica più bassa. Non è diminuito il carico "sulle persone", ma quella è la prospettiva, se sapremo hic et nunc tenere la barra dritta. Eppure nel sostegno all`esecutivo tecnico e alle sue scelte, la maggioranza parlamentare sembra mossa più dalla necessità che dalla convinzione. Cosl depotenzia, rischiando di sgretolare, la portata culturale e politica dell`esperienza e delle potenzialità della chance Monti (che, come ricorda pure Giuliano Ferrara, è figlio della nostra cultura liberalconservatrice). Con un filo di ottimismo, insomma, verrebbe da dire che in Italia una visione credibile c`è, a torto o a ragione: manca per ora chi voglia farla propria e offrirla come novità assoluta e responsabile agli italiani. Convintamente, con o senza Monti a Palazzo Chigi. Benedetto Della Vedova e Piercamillo Falasca

Il testo del "Manifesto per una nuova destra", con le opinioni dl alcuni blogger liberali dl centrodestra e I commenti dl Andrea Romano, Alessandro Campi, Giovanni Orsina e Sofia Ventura, lo trovate online su www.ilfogilo.lt

Posted by Benedetto Della Vedova at 13.07.12 08:47

NB. Per evitare fenomeni di spam, e' possibile inserire commenti solo per alcuni giorni successivi alla pubblicazione del post.
Commenti