di Benedetto Della Vedova per Libertiamo.it
Ad un anno dalla morte di Eluana Englaro, penso che occorra rendere merito ai suoi genitori di avere condotto, in sua vece, una battaglia aperta, con gli strumenti e in nome del diritto, senza sotterfugi e ipocrisie. A loro, a cui Eluana manca certo di più che a chiunque altro, va un pensiero affettuoso e riconoscente.
Il ricordo del suo caso drammatico dovrebbe consigliare di disarmare la contesa, di non coltivare quest’idea grottesca della rivincita di un “partito della vita” contro un fantomatico “partito della morte”, e di riconoscere che il fine vita di chiunque appartiene alla sfera più intima degli affetti personali e familiari.
Su questi temi, la legge migliore sarebbe quella più condivisa, che consentisse a ciascuno di riconoscersi e di non venire “giudicato” per come sceglie di affrontare o di rifiutare le cure. Le stesse divisioni che attraversano sempre più pesantemente il mondo cattolico, contro una legge che fa dello Stato un “monopolista etico”, consigliano di abbandonare il testo Calabrò e di andare verso una soft law, che riconsegni tutta la materia al rapporto tra medico e paziente, in base a quanto già previsto dal codice di deontologia medica.
Posted by Benedetto Della Vedova at 08.02.10 10:13