17.06.09

In tutta Europa il PPE dice sì ai diritti civili

Dai popolari spagnoli di Rajoi sino alla Germania guidata dalla Merkel tutti confermano le leggi sulle unioni di fatto

di Benedetto Della Vedova per Il Secolo d'Italia del 17 giugno 2009 pag.16


Il Ministro Carlo Giovanardi sembra avere le idee chiare: “E' un bene enorme che in Europa si affermino forze politiche di destra più sensibili alla famiglia, arginando il potere delle lobby pro-gay e riponendo la centralità della famiglia e della riproduzione”. L’idea che debbano essere le forze politiche, di “destra” o di “sinistra”, a ripristinare la centralità della riproduzione ci inquieta non poco.

Rabbrividiamo all’idea di un ritorno alle politiche “nataliste” del fascismo (risentiamo l’eco della retorica sugli “otto milioni di baionette”) e allo stesso modo aborriamo il totalitarismo “denatalista” dei comunisti cinesi, con la politica del figlio unico realizzata attraverso campagne di sterilizzazioni e aborti forzati. Restiamo dell’idea che al centro debba sempre restare la libertà delle persone, compresa quella di responsabilmente procreare ed educare i figli. Siamo convinti che gli squilibri demografici del continente europeo e del nostro paese in particolare rispondano a ragioni che affondano le proprie radici in veri e propri “disincentivi” economici e normativi (poco welfare familiare, troppo welfare previdenziale) che condizionano i comportamenti individuali e limitano la libertà di scelta delle famiglie. Per porvi rimedio non serve né basta una “programmazione” riproduttiva intrisa di retorica familista. Ma, ne siamo certi, su questo converrà anche il Ministro Carlo Giovanardi.


Torniamo al punto dell’affermazione delle forze politiche di destra che dovrebbero arginare le famigerate lobby pro-gay. Di quale destra parliamo? Immagino che non si pensi alle forze nazionaliste e xenofobe che strizzano l’occhio alle pagine peggiori della storia europea del secolo scorso. Credo che ci si riferisca all’affermazione delle forze del PPE nelle ultime elezioni europee. Ma se è così, il discorso merita qualche approfondimento. Il PPE non è una categoria astratta, ma un insieme di partiti popolari che calcano la scena politica dei grandi paesi europei come la Francia, la Spagna e la Germania. Bene, queste forze politiche e i loro leader, spesso al governo, a volte all’opposizione, da tempo hanno assunto una linea politica pragmatica, in grado di conciliare quanto nell’Italia del perenne scontro ideologico sulla “famiglia” si vorrebbe invece inconciliabile: politiche efficacemente pro-family e politiche di riconoscimento dei diritti delle coppie gay. Prendiamo la Francia dei Pacs, che Sarkozy vorrebbe rivedere in senso ancora più ampio per le coppie omosessuali: le misure volte ad agevolare e sostenere la maternità hanno avuto tanto più successo, quanto più avanzava la completa legittimazione giuridica delle coppie gay e la loro piena integrazione nel generoso sistema di welfare familiare che caratterizza il paese transalpino.


Consideriamo poi la Spagna di Zapatero, dove il leader Popolare Rajoy, vittorioso alle ultime europee, ha già detto che se dovesse arrivare alla Moncloa cambierebbe solo il nome ai matrimoni omosessuali voluti dal leader socialista, senza intaccarne la sostanza e senza tornare indietro di un solo passo sul pieno riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso.


Guardiamo inoltre alla Germania della Merkel, che non sembra proprio avere intenzione di rivedere la legislazione sulle coppie di fatto e che si appresta (ce lo auguriamo) a vincere le elezioni con un alleanza di ferro con i Liberali in crescita di Guido Westerwelle, gay dichiarato che guida un partito con una solida piattaforma liberista e libertaria. Sarà interessante vedere Westenveller presentarsi ai ricevimenti ufficiali, nella sua futura qualità di Ministro degli esteri di una compagine di centro-destra, con il suo compagno ufficiale. Chissà: qualcuno accuserà il governo tedesco di centrodestra di fare da testimonial alla degenerazione dei costumi del vecchio continente?


Fuori dai confini del PPE, ma ben dentro i confini del centro-destra liberale e moderato europeo, stanno poi i conservatori britannici di David Cameron, che sembrano destinati l’anno prossimo a porre fine al quindicennio laburista con una lista di candidati di collegio che, oltre alle “quote rosa”, prevederà le cosiddette “quote gay”. Del resto, anche la “destra” americana sta cambiando passo sulla questione omosessuale, se è vero che Dick Cheney, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti di indubbia fede repubblicana, ha detto a chiare lettere di non avere niente in contrario al fatto che negli Usa le legislazioni statali riconoscano i matrimoni gay.


Questa è la destra moderata e liberale in Europa e negli Stati Uniti, una destra che ci piace perché non si impanca a giudice dei costumi e dei comportamenti privati, ma, semplicemente, prende atto di quanto accade nella società ed estende la regolamentazione giuridica a forme di convivenza e coabitazione stabile, che si vanno sempre più diffondendo e che i “protagonisti” vogliono affrontare in modo reciprocamente responsabile. Si tratta di definire un quadro giuridico “minimo”, che consenta ai partner di assumere impegni di mutua solidarietà e di tutelare i rispettivi interessi, all’interno della coppia e nei confronti di terzi. Nulla di più, nulla di meno. Continuare a contrapporre la famiglia tradizionale alle coppie di fatto è un’astrazione antistorica, in un mondo in cui il modo di vivere i legami sentimentali, le forme di convivenza e le relazioni familiari si è andato ampliando (si pensi al fenomeno delle cosiddette “famiglie allargate”), senza che ciò abbia comportato fenomeni di degrado civile. Al contrario: i diritti delle donne e dei minori, in Italia, sono andati imponendosi con il nuovo diritto di famiglia in una situazione in cui storicamente finiva l’unità “indissolubile” della famiglia e il "modello unico” della famiglia “fondata sul matrimonio”.


Poco conta, in tutto questo, la religione, se è vero, come è vero, che tra le confessioni cristiane le posizioni sono le più varie e che anche nel mondo cattolico gli orientamenti si vanno differenziando.


Lo ripeto: sostenere la famiglia tradizionale e riconoscere giuridicamente le coppie gay non è una contraddizione, ma una semplice presa d’atto della realtà. Non condivido l’idea che anche i “gay possano essere felici”, purché non cerchino un piena cittadinanza come coppie. Personalmente non aderisco alla richiesta di estendere sic et simpliciter l’istituto matrimoniale come lo conosciamo alle coppie gay, perché penso sia buona regola chiamare in modo differente cose che restano differenti; proprio per questo credo però che Giovanardi abbia torto quando sostiene che il riconoscimento giuridico costituirebbe “un principio di equiparazione alla famiglia”. Non si chiede “meno” per qualcuno, ma “di più” per tutti.


Con questo spirito parteciperò al Gay Pride nazionale di Genova il prossimo 27 giugno, convinto che il centrodestra italiano come quello del resto d’Europa debba aprirsi al mondo omosessuale. “I think freedom means freedom for everyone” ha detto il vecchio Dick Cheney. E non si potrebbe dire di meglio.

Posted by Benedetto Della Vedova at 17.06.09 21:04

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