Intervista a Benedetto Della Vedova, apparsa sul quotidiano Lab
“La chiave liberale è di straordinaria modernità e consente la nascita di una nuova prospettiva”
Il Socialista Lab con l’onorevole Benedetto Della Vedova, parlamentare del Pdl ed animatore dell’esperienza dei Riformatori Liberali, ha discusso del futuro del Popolo della Libertà.
Onorevole Della Vedova, la costruzione del Pdl sembra una esclusiva partita a due e, ad oggi, oltre al gruppo parlamentare sembra si sia fatto ben poco.
“E’ stato importante dare vita a liste elettorali comuni e la creazione di un unico gruppo parlamentare non è marginale: non era un semplice atto dovuto. Il Pdl segue la logica della evoluzione della politica, si va verso una impostazione sempre più marcatamente presidenzialista e il nuovo soggetto politico si costruisce su questa nuova impostazione. Ci sono Alleanza Nazionale e Forza Italia ma non solo loro. Tanti hanno contribuito al successo del progetto e sono oggi protagonisti di una nuova fase”
Intanto, soprattutto a livello territoriale, i tanti che hanno contribuito al successo rischiano di essere destinati ad un ruolo marginale.
“E’ chiaro che sul territorio diventa più difficile, lì si registrano maggiori difficoltà. Le spinte e le ambizioni personali dei dirigenti dei partiti maggiori spesso costituiscono dei problemi, questi limiti indubbiamente vanno superati”.
Come possono, a suo giudizio, trovare maggiore spazio le diverse componenti che hanno contribuito alla nascita del Pdl?
“E’ chiaro che l’operazione poggia sulla spinta di due grandi partiti, è inevitabile che ci sia una maggiore rilevanza di Fi ed An. La partita da giocare è, però, per le formazioni più piccole un’altra. Non ci sono spazi da occupare o quote da rivendicare, c’è una partita politica che va giocata fino in fondo. Va percorsa la strada delle idee e della cultura politica perché c’è lo spazio, in un grande contenitore, per chi ha voglia di costruire una prospettiva non sui numeri ma sulle proposte”.
Lei parlava, perché ognuno possa rivendicare percorsi coerenti, di una grande partito anarchico sui valori
“In verità la citazione non è mia ma di Berlusconi. Credo che la chiave liberale sia di straordinaria modernità. Il partito Democratico si è caratterizzato per lo sforzo di trovare la sintesi fra le diverse sensibilità, una strada burocratica, politicante e perdente. Il Pdl dovrebbe puntare sulla autonomia e sulla libertà di chi partecipa. L’idea di un partito impegnato a trovare la sintesi ricorda molto la impostazione del vecchio Pci, il partito comunista doveva dettare la linea e guidare le coscienze. Una visone moderna deve puntare su una diversa impostazione. Sui temi che non sono di stretta competenza del Governo è bene consentire la piena dignità di ogni posizione”
Come strutturare allora il Popolo della Libertà?
“Veltroni ha ricordato, recentemente, una citazione di Beniamino Andreatta che parlava di ‘Country party’. Il Partito che io immagino è un Partito del 40% che non divida il Paese in due sulle questioni etiche e non solo, non avrebbe senso. Penso che il Popolo della Libertà abbia le carte in regola per diventare il Partito Paese, un partito che sulle questioni etiche non escluda ma che sia capace di includere. Non possiamo essere, ad esempio, il partito di Ratzinger: nel nostro elettorato ci sono tanti cattolici ma anche i laici.
Insomma la via del successo è quella che consente la convivenza di una pluralità di posizioni politiche e culturali. Non ci vuole nessuna sintesi, nessuno statuto delle coscienze ma la capacità di elaborare iniziative legislative. Con questa capacità e con una leadership riconosciuta e forte si costruisce una via moderna”