Intervista a Benedetto Della Vedova di Barbara Alessandrini per L'Opinione del 6 giugno 2008
Alimentare le idee liberali all’interno del Pdl. Questo il compito che Benedetto Della Vedova si è preposto attraverso la realizzazione di una fondazione che abbia il compito di proporre temi e stimolare il confronto nel partito che dovrà strutturarsi dopo la grande vittoria elettorale. Un compito che Della vedova ritiene imprescindibile “in questa fase, e lo penso da tempo, che vede la costituzione di un grande partito del 40%”
Perché una fondazione?
Penso che una partita politicamente decisiva sia quella della cultura politica su cui il partito si fonda, sulle idee guida, e un grande partito post ideologico deve mettere in competizione idee e culture che poi confluiscono su una leadership e su un progetto complessivo di governo.
L’obiettivo è quello di promuovere discussioni, mobilitare persone e fare cultura politica in una chiave liberale, riformatrice e di innovazione. In questo senso non bisogna attaccarsi ai termini. Io parlo di fondazione ma mi riferisco al format, col tempo verificheremo come ci organizzeremo.
Non intravede il rischio che i suscettibili vertici del Pdl entrino in una fase di ’sospetto da correntismo’?
No, questa iniziativa è l’opposto del correntismo, non si tratta di organizzare le persone in cordate di potere ma di dar vita ad uno strumento in più che si occupi di cultura politica che serva a creare all’interno del Pdl una polarità liberale, riformatrice, di innovazione intorno a figure liberali, socialiste, radicali che stanno nel centro destra. La promozione dell’analisi e della riflessione politica rappresenta una chance in più che d’altronde altri già stanno facendo.
Una voce in più nel coro del Pdl, dunque.
Credo che un partito del 40% abbia bisogno di più strumenti di questa natura.
Su cosa vi concentrerete?
Dalla politica internazionale alla giustizia ed in particolare l’economia, la pubblica amministrazione, secondo l’impostazione e le direttrici del ministro Renato Brunetta e i temi eticamente sensibili.
...Sui quali non sarà semplice aprire una breccia laica e liberale. In materia di biotecnologie, però, un segnale di apertura dal governo italiano è arrivato ieri dal vertice sull’emergenza fame della Fao. Anche se poi la linea del ministro dell’Agricoltura Zaia palesa riserve ancora dure da scrostare.
Personalmente, sono decisamente a favore di una forte, seria e rigorosa apertura agli Ogm, come al nucleare e anche alla ricerca scientifica sulle cellule staminali. Credo che mentre il governo mette a punto la sua azione, un confronto dentro il partito di ipotesi anche diverse su ogni argomento, si debba alimentare in chiave liberale e liberista. Quella chiave che non soltanto tocca le corde del Pdl, e non dei suoi vertici, piuttosto della sua base, ma che orienta le scelte di tutti i grandi partiti di centro destra dell’Occidente democratico che hanno posizioni di apertura infinitamente maggiore di quanto non abbia dimostrato finora il Pdl. Noi intendiamo immettere nella discussione non i singoli punti di vista dei singoli parlamentari che esercitano la propria libertà di coscienza, ma parlare come quella parte del Partito delle libertà che si sforza a riconoscere una cultura di innovazione. Secondo il modello ad esempio del partito popolare europeo che sulle unioni gay o sulla fecondazione assistita ha in parte promosso, e certo non cancellato, normative diverse e innovative rispetto a quelle italiane.