22.11.07

Peccato mortale

Commento di Benedetto Della Vedova al libro di Antonello Caporale -IMPUNITI, STORIA DI UN SISTEMA INCAPACE, SPRECONE E FELICE- pubblicato su Impuniti.net

Leggerò il libro con un pregiudizio: in Italia lo spreco è programmatico; non di rado voluto e pianificato. E lo leggerò alla ricerca di una conferma ad un altro mio pregiudizio: la spesa pubblica è un potente generatore di inefficienze, clientele e corruzione. A maggior ragione in un paese dove raggiunge il 50% del PIL, abbiamo l’obbligo di ridurla per ridurre il danno. Se lo spreco privato può essere irritante, lo spreco pubblico dovrebbe essere considerato un peccato mortale, politicamente parlando. E invece no.

Anche in altri paesi la spesa pubblica è elevata, ma lo spreco assai più contenuto. Qualcuno che la conosce bene, mi raccontava pochi giorni fa della trasformazione subita in un paio di lustri dalla Spagna, quella del sud in particolare. E aggiungeva: anche loro hanno avuto la dominazione araba e, va da sé, quella spagnola, ma la differenza con l’Italia meridionale è clamorosa.

Lì i fondi europei hanno fatto da volano per investimenti infrastrutturali che hanno trasformato la fisionomia economica e sociale; da noi la spesa pubblica sembra evaporare: non lascia traccia sul territorio.
Considerazione dovuta: lo spreco è anche al nord. Ma al sud è peggio.
Guardando in televisone (magari a Striscia o a Report) qualche viadotto che finisce in un campo o un depuratore che deperisce senza mai essere entrato in funzione, uno si chiede, naturalmente, “perché?”. La risposta è semplice: l’obiettivo di quella spesa era la spesa in sé. Con quei soldi si sono fatti favori e si è costruito il consenso. Così, spesso, per il pubblico impiego: si assume per assumere, il resto viene dopo, se viene e come viene.

Perché, da noi più che altrove, funziona così? Come spezzare il circolo vizioso per cui consenso non è legato all’efficienza e alla redditività della spesa?

Abbiamo, dicono in molti, un problema di etica nei comportamenti pubblici, tanto dei governanti che dei governati: sicuramente è vero. In attesa che l’antropologia cambi con lo sforzo di tutti, però, io ho una ragione di ottimismo. L’insofferenza per la pressione fiscale sta montando. Quando, semplifico, coloro che vogliono pagare meno tasse supereranno i beneficati dalla “spesa per la spesa”, le cose cominceranno a cambiare. Perché bisogna affamare la bestia, se si vuole che la bestia modifichi le sue abitudini da sprecone felice. “Impuniti” susciterà indignazione per i piccoli e grandi sprechi; io mi auguro che incrementi la schiera di quanti pensano che, nel nostro mondo reale, le tasse non sono belle.

Posted by Benedetto Della Vedova at 22.11.07 11:35

NB. Per evitare fenomeni di spam, e' possibile inserire commenti solo per alcuni giorni successivi alla pubblicazione del post.
Commenti