20.02.06

L’Authority è utile. Se non si allarga

di B. Della Vedova, dal Corriere Economia:
A dieci anni dalla legge istitutiva dell’Autorità di regolazione dei servizi di pubblica attività, l’editore Giuffrè pubblica un denso volume, «Energia e comunicazioni, le autorità indipendenti», ricco di interventi da parte dei protagonisti: analisti, esponenti delle Autorità stesse, ma anche delle imprese «regolate» e dei consumatori.

Dibattito ricchissimo, con molte comparazioni con le principali esperienze di altri Paesi, ma non sintetizzabile. Nella sua introduzione uno dei due curatori del volume, Pier Giuseppe Torrani (l’altro è Sergio Mariotti), parla di un «modello istituzionale indovinato» e analizza gli interventi legislativi succedutisi alla Legge 481 del 1985 che hanno portato le Autorità, in particolare quella per le Telecomunicazioni, ad assumere una molteplicità di funzioni (ad esempio, «l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni - al fianco dell’Autorità Antitrust - a ricoprire l’inedito ruolo di segnalatore alle assemblee parlamentari delle situazioni di conflitto d’interesse nei settori delle comunicazioni e dell’informazione»).
Gli obiettivi della Legge 481 erano, come accade spesso in Italia, ridondanti e contraddittori: «Nel calderone - si scrive nelle conclusioni - sono stati mescolati interessi degli operatori, quelli dei consumatori e interessi propri dello Stato-collettività (ambiente e tutela delle risorse)». Da questo punto di vista, sarebbe difficile tentare un bilancio dell’effettiva realizzazione delle premesse normative.
Un dato è assodato, però: le Autorità hanno contribuito a rafforzare la cultura della concorrenza e dell’apertura dei mercati in settori che uscivano da tetragoni monopoli pubblici. Se oggi, spesso con mille buone ragioni, si punta il dito contro situazioni di scarsa concorrenza o di oligopolio che penalizzano le aziende «nuove entranti» e i consumatori nei servizi, lo dobbiamo anche alle aspettative che le Autorità di regolazione hanno ingenerato.
Sotto il profilo politico-istituzionale - e al di là dei meccanismi di nomina dei componenti - le Autorità di garanzia, situandosi tra le funzioni proprie dei ministeri e quelle della magistratura, corrono sempre il rischio di dare vita a poteri autoreferenziali e privi di responsabilità politica. Uscendo un poco dal seminato dei servizi pubblici a rete, la vicenda recente della Banca d’Italia costituisce un monito che sarà bene tenere presente negli anni a venire. Un altro rischio è quello della iper-regolamentazione, che potrebbe finire per orientare l’evoluzione dei mercati modo artificiale in direzioni destinate a rivelarsi non ottimali.
Più in generale, in particolare per quanto riguarda l’energia, la sfida complessiva da affrontare oggi è duplice. Da una parte è necessario resistere alle logiche emergenziali che portano gli operatori in posizione dominante a richiedere una battuta d'arresto nel processo di liberalizzazione, al fine di non indebolire aziende «strategiche» per la sicurezza nazionale. Sarebbe un errore: mercati aperti e concorrenziali, infatti, possono dare più garanzie di efficienza e di flessibilità, anche negli approvvigionamenti, che non mercati dominati da uno o pochi operatori.
In secondo luogo si deve trovare il modo di sconfiggere il rafforzamento di monopoli locali, gestiti da aziende pubbliche «municipalizzate», che puntano a ricreare su scala locale le logiche monopolistiche od oligopolistiche.
Anche in questi casi la mano pubblica azionista, avida di dividendi, entra in un insanabile «conflitto di interesse» con la funzione di aprire alla concorrenza i servizi pubblici eliminando le posizioni di rendita, nell’interesse di imprese ed utenti.
In tutto ciò, le Autorità di garanzia avranno un ruolo tanto più prezioso quanto più sapranno tenere fede al principio, come si scrive nelle conclusioni del volume, «di regolare e non di dirigere i servizi».

Posted by Benedetto Della Vedova at 20.02.06 09:00

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Commenti

il problema è che senza una precisa volontà politica di aprire i mercati, le cd "autorità indipendenti" creano poca conocorrenza, e anzi come nel caso dell'autorità delle comunicazioni nella vicenda del mercato internet nella modalità broadband ADSL, possono, con decisioni sbagliate, essere una forza potente di chiusura dei mercati.

la vicenda del gas e dell'elettricità giustificano il tono scettico di Bnenedetto. si sarebbe potuti uscire con maggiore convinzione della cultura dei monopoli pubblici. ma forse questa timidezza che, per es., nei paesi dell'est è generalmente un po' meno presente, deriva dal fatto che il nostro è stato un sistema fortemente interventista in economia ma in una cornice democratica.

abbiamo provato il socialismo della programmazione, raffazzonato come nella tradizione della commistione economia/politica italiana.

Posted by: Alessandro Giuseppe Crespi at 22.02.06 10:16