14.02.06

Scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica...

Sabato scorso, dopo la “rottura” della Rosa nel Pugno con l'Unione sui finanziamenti pubblici alle scuole private, il Riformista ha pubblicato un editoriale di Biagio De Giovanni, che, riprendendo un intervento di Norberto Bobbio del 1985, riaffermava l’attualità di un assetto statalista dell’istruzione pubblica. Oggi il Riformista pubblica la una replica di Benedetto Della Vedova e Carmelo Palma.

SULLA SCUOLA PRIVATA BOBBIO SBAGLIAVA

Siamo ai livelli di apprendimento più bassi d’Europa

Il Riformista, 14 febbraio 2006, pag. 6

Biagio De Giovanni, ripubblicando un intervento di Norberto Bobbio sul rapporto fra scuola pubblica e privata e fra ideali di laicità e libertà di insegnamento, si domandava se in quelle parole vi fosse, oggi, qualcosa da “rimuovere”. Potremmo in sintesi dire: da rimuovere nulla, da superare tutto.
Cosa manca nel Bobbio dell’85? Molto. Manca ogni apprezzamento sul piano politico e concettuale della forza innovativa della sussidiarietà, intesa quale forma di investimento pubblico (e per fini pubblici) sulla società e sull’individuo piuttosto che sullo Stato.
Manca, per le stesse ragioni, l’esperienza dell’affermarsi - a destra, come a sinistra - dell’uso progressivo e “redistributivo” del mercato e della concorrenza come strumento (e non già come limite esterno) delle politiche pubbliche, e in particolare delle politiche dei servizi.
Manca la stessa cognizione di quella politica dell’autonomia scolastica, che è stato il primo e velleitario tentativo di introdurre diversificazione e qualificazione dell’offerta nella scuola pubblica, preservandola tuttavia dalla concorrenza “esterna”, e costringendola quindi ad inseguire la chimera del conseguimento di obiettivi di mercato senza il ricorso a strumenti di mercato.
Manca poi soprattutto la consapevolezza di ciò che è concretamente la scuola italiana: una “macchina” che costa, per studente, più di qualunque altra scuola europea e che produce i livelli di apprendimento più bassi d’Europa, dopo quelli di Grecia e Portogallo; una burocrazia, che, in ogni ordine e grado, impiega più insegnanti di ogni altro grande paese europeo (mediamente, dal 100% in più nella scuola primaria, al 20% in più nella secondaria superiore).
Davvero la bancarotta della scuola pubblica (poiché quella privata, se si escludono le scuole per l’infanzia, assorbe non più del 4-5% degli studenti) non ha niente a che fare con l’idea di scuola e di “supremazia del pubblico” (per usare le parole di Bobbio) che da decenni in Italia si coltiva e si realizza? “Scuola pubblica, scuola pubblica, scuola pubblica” ha in Italia un solo significato: decretare il definitivo asservimento dell’istruzione a logiche corporative e sindacali (quel sindacato che rifiuta in modo tetragono qualunque differenziazione retributiva e di carriera basata sul merito e la qualità).
Bobbio distingue la libertà nella scuola e la libertà della scuola, ma in realtà le disgiunge, come a significare che o c’è la libertà nella scuola (quella pubblica), oppure c’è la libertà della scuola (quella privata) ed essa non è ovviamente sopprimibile - perché la scuola, in una società liberale, deve essere libera - ma in realtà non serve agli obiettivi delle politiche pubbliche. Insomma, essa è, in quanto privata, priva di interesse e rilevanza pubblica.
Non c’è, nell’intervento di Bobbio, neppure l’ombra dell’idea che l’interesse pubblico possa coincidere non già con le esigenze e le finalità di una “struttura amministrativa” statale, ma con l’interesse reale delle diverse famiglie e dei diversi studenti a perseguire diverse finalità formative ed educative, secondo approcci disciplinari, sistemi didattici e orientamenti culturali profondamente diversi. Bene, quell’idea - un po’ più corposa di un’ombra – da tempo qualcuno ce l’ha. E infatti non propone la “privatizzazione” della scuola, ma la restituzione ai cittadini del potere di spesa, e quindi di decisione, sul mercato dell’istruzione. Insomma, il cosiddetto “buono scuola”: l’irrompere della preferenza individuale, contro le pretese della “saggezza statale”, come criterio di orientamento e di costruzione di un sistema pubblico del sapere, all’interno di comuni regole di accreditamento e di valutazione degli istituti.
Un’ultima cosa va detta sul “senza oneri per lo stato”, in cui, per previsione costituzionale, si sostanzierebbe la libertà delle scuole private. Su questo da decenni si recita un mantra stucchevole e si nasconde una grande bugia. Non tanto perché in termini assoluti gli “oneri” sono assai limitati, ma perché, in termini relativi, i maggiori costi che i contributi alle scuole private fanno ricadere sul bilancio pubblico sono ben lontani dal compensare i minori costi derivanti dall’esistenza di una rete di scuole solo marginalmente sussidiate dallo Stato.
Bobbio aveva comunque ragione a sostenere che è statalista anche il finanziamento diretto di un operatore privato. Ma il discorso va completato. Il monopolio pubblico e i finanziamenti ai privati sono due facce della stessa medaglia: sono distorsioni indissolubilmente intrecciate e dipendenti dall’orientamento anti-mercato delle politiche sulla scuola.
La Rosa nel Pugno oggi ritiene necessario e opportuno “rimuovere”, almeno sulla scuola, le ragioni della polemica e della politica radicale dell’ultimo decennio contro l’organizzazione statalista dei servizi pubblici. Noi no, e contiamo di poterci battere anche per questo nel prossimo Parlamento.
Benedetto Della Vedova
Carmelo Palma

Posted by Benedetto Della Vedova at 14.02.06 17:34

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Commenti

Con tutto il rispetto dubito che un ragazzo di 14 anni possa avere profonda e seria consapevolezza di cosa possa volere dalla vita e quindi scegliere con cognizione di causa il proprio percorso formativo.
O, per lo meno, non si tratta certo della maggioranza.
Ergo, pur concedendo la facoltà di ritagliarsi un percorso personale, per chi abbia idee chiare, non può che essere l'esperienza di chi ha già percorso tale strada a guidare la formazione.
E quindi dico un percorso formativo ampio e solido alle superiori uguale per tutti, che via via possa differenziarsi a seconda degli interessi personali. Cosa che però richiede una forte immissione di esemplificazione della professionalità nella scuola. Tradotto: portare in classe avvocati, ingegneri, architetti per far capire agli studenti cosa c'è nel mondo la fuori.

Posted by: Domiziano Galia at 14.02.06 20:10

un ragazzo giovane non ha una profonda e seria consapevolezza per scegliere, ma infatti fino a 18 anni è sotto la responsabilità dei propri genitori, perché negare ai genitori la scelta della scuola in cui educare i propri figli? perché ostinarsi ad avere una scuola "uguale per tutti"? magari per avere una "verità di stato" con cui acculturare i futuri cittadini?

Posted by: Riccardo at 15.02.06 09:49

Che tristezza pensare che liberali autentici quali sono sempre stati i Radicali, pur di continuare la battaglia anticlericale, stanno dalla parte della scuola pubblica !

Posted by: flussodicoscienza at 15.02.06 11:08

Credo che ormai il movimento radicale guidato dalla vera armata brancaleone Pannella-Capezzone-Cappato-Bernardini è in rotta e in preda a una vero stato di confusione mentale e politica. La loro scelta mi sembra dettata più dall'affanno di tenere viva la fiammella di quest'accordo politico elettorale fatto con i socialisti di BOselli. Un ricercare forzatamente qualcosa che li unisce per dare senso al progetto della ROSA NEL/DEL PUGNO che secondo me è stata una storica dichiarazione di resa e di chiusura dell'esperienza radical-pannelliana. Nel merito: è vero che c'è la distorsione del servizio scolastico con il contributo che lo stato da ad un operatore privato, la scuola cattolica, ma è anche vero che attraverso questo finanziamento, esiguo,come ricordano Della Vedova e Palma, si introduce la possibilità di SCELTA!! da parte dei cittadini e delle famiglie. Semmai questo deve essere un punto di partenza per arrivare ad un sistema scolastico liberalizzato dove famiglie e studenti possono scegliere, "votare" il modello di formazione più gradito. Appellarsi alla costituzionalità del finanziamento alla scuola cattolica è un buco nell'acqua visto che storicamente questo paese ha sempre accettato leggi, riforme, comportamenti in e anticostituzionali. Oggi o domani, questo o il prossimo parlamento si appresterà a votare una legge, senza che un cane protesti, che imporrà per legge a tutti i partiti, cioè a delle associazioni private, le QUOTE ROSA, che assicurerà per imposizione la presenza femminile. Allora questa legge del tutto illiberale corporativa protezionista ideologica, come molte altri casi, è incostituzionale e sono sicuro passerà col silenzio di tutti. E' per questo, quindi che trovo ingiusto e sbagliato politicamente per un liberale muovere un attacco politico al finaziamento della scuola privata.

Posted by: Claudio Mandrelli at 15.02.06 17:16

semmai il problema è la scuola pubblica, privatizziamo le scuole.

Posted by: Astrolabio at 16.02.06 23:22

Come mai non slinki Candelotto che sostiene Hamas Prodi, no-global, Luxuria alle pari opportunità e compagnia cantante e chiama nel suo blog il centrodestra "truffaldino" ?
Visto che questi stanno più su internet che nella vita reale ed hanno perso il contatto con la realtà, non mi pare il caso di dar loro visibilità e mischiarsi "virtualmente" con loro.
Non credo tu voglia essere il nuovo Follini...quindi credo abbia scelto di slegarti dalle visioni drogate di Pannella, Capezzone e C.
Hai un buon programma, lascia al loro destino i mistificatori...
Saluti

Posted by: Dashenka at 17.02.06 12:59

Qual e' il programma dei Riformatori Liberali per quanto riguarda la scuola? Anzi, qual e' il vostro programma in generale, visto che sul sito non ce n'e' uno?
Siete favorevoli a privatizzare tutto il sistema scolastico, o no? Un po' di chiarezza, per favore.

Posted by: Marco at 17.02.06 13:41