15.09.05

La sinistra sbaglia. Lo scandalo non è che si faccia una legge ora, ma che si faccia questa legge ora

di B. Della Vedova, da Il Foglio:
Gridare allo scandalo di fronte ad una proposta di riforma della legge elettorale votata a maggioranza è di per sé scandaloso. La scelta della CDL non è contraddittoria rispetto al principio e alla prassi dell’adozione di “grandi” riforme elettorali e costituzionali (dove la grandezza non designa necessariamente la qualità) con il ricorso non già alle “grandi intese”, ma alla “disciplina di maggioranza”.

Dal 1993 in poi, inoltre, si sono ripetutamente cambiate le regole elettorali e costituzionali a poche settimane dal voto, secondo criteri di evidente opportunità politica. Facciamo due esempi. Il sistema degli sbarramenti al 3 (Regioni) o al 4% (Parlamento) non è stato forse congegnato per negare persino il diritto di tribuna alle forze politiche non coalizzate? E oggi sarebbe di per sé antidemocratico perché verrebbe fatto valere anche per le piccole forze interne alle coalizioni? E ancora: il rafforzamento costituzionale dell’impianto regionalistico, che la sinistra realizzò nel 2001 con una maggioranza risicatissima poco prima di “consegnare” il paese a Berlusconi, oltre ad essere una riforma giustificabile istituzionalmente, non costituiva forse anche - o soprattutto- il tentativo di dotare le regioni “amiche” di uno strumento di contenzioso e di contrattazione con un governo “nemico”? Quanti non trovarono scandaloso realizzare quella riforma in extremis possono oggi scandalizzarsi? L’unico vero “scandalo democratico” (in termini politici, più che giuridici), casomai, risiede nel tradimento di un voto popolare referendario: già il Mattarellum, infatti, costituiva non una attuazione ma un evidente aggiramento del referendum elettorale del 1993. Il mantenimento allora della quota proporzionale è stato - come era facile prevedere - il tarlo partitocratico che ha minato dall’interno il sistema maggioritario. Che la sinistra avrebbe impugnato demagogicamente la questione elettorale era comunque cosa certa: stupisce che proprio gli alfieri del moderatismo all’interno della CDL, i “centristi” dell’UDC ne abbiano fatto una questione pregiudiziale alla loro permanenza nella coalizione. Nel merito e al di là delle intenzioni: qualora questa legge venisse approvata, introdurrebbe una duplice distorsione del sistema bipolare: in primo luogo, dal punto di vista istituzionale, cancellerebbe di fatto ogni legame fra espressione di voto e scelta di governo, preparando il ritorno al tradizionale e inefficiente sistema delle mediazioni partitiche nella scelta dei governi e delle leadership; in secondo luogo, sul piano politico, stimolerebbe irreversibilmente le spinte centrifughe (soprattutto, per ragioni evidenti, nel centrodestra) dissolvendo ogni presentabile parvenza di bipolarismo e di “alternanza”. Invocare il proporzionale per favorire la governabilità significa scambiare la causa con il rimedio: senza la quota proporzionale la “fedeltà” alla coalizione delle diverse componenti non verrebbe messa in discussione e la forza di condizionamento delle “estreme” ridotta alla minaccia di “suicidio” politico di quanti volessero correre all’esterno delle coalizioni principali, a quel punto trasformate in veri e propri “partiti unitari” (anche se poi, è bene sottolinearlo, il solo sistema che in Europa garantisce l’esistenza di un “terzo” partito è proprio quello maggioritario secco inglese). Il ritorno al proporzionale non è funzionale alla governabilità, dunque, e provocherebbe l’abbandono di quella logica binaria e implicitamente presidenzialista che gli italiani hanno dimostrato di gradire, tanto a livello comunale, provinciale, regionale che nazionale. Gli unici veri beneficiari di questa riforma sarebbero i singoli partiti e le loro strutture, liberi di ricominciare a gestire la cosa pubblica sciolti dai vincoli stringenti del maggioritario. Nulla di illegittimo e di antidemocratico. Ma la politica non vive di solo sistema elettorale e nei prossimi sei mesi sarebbe meglio discutere di altro.

www.benedettodellavedova.com

Posted by Benedetto Della Vedova at 15.09.05 18:48

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Commenti

Un po' imbarazzato, nevvero?

Posted by: Marco at 16.09.05 18:03

alla sinistra non sono mai interessati i contenuti delle norme, altrimenti non avrebbe cambiato così spesso posizioni minacciando le barricate finanche sui testi che pochi anni prima costituivano la loro proposta.

Saluti e complimenti per i suoi articoli
SL

Posted by: Salvatore Lauro at 20.09.05 14:53

Sinceramente non mi sarei aspettato una legge che stravolgesse così il sistema maggioritario nel nostro paese. Non sarebbe certo il primo tradimento della volontà popolare espressa con un referendum, ma quì si tratta di un vero colpo di spugna, di un vero ritorno agli anni del pentapartito, del voto a scatola chiusa. Anche lo sbarramento al 4% è criticato, quello almeno eliminerebbe i piccoli partiti (o li costringerebbe a cartelli elettorali fittizzi, ahimè). Si paventa per giunta la possibilità di liste bloccate, espressione partitocratica maggiore ancora del collegio uninominale. A tal proposito vorrei ricordarvi che i DS di Roma hanno proposto una riforma elettorale per i municipi che va proprio nella direzione di quella del governo: lista unica bloccata collegata al presidente, con metodo naturalmente proporzionale.
Speriamo almeno che il monito tedesco servirà a far cambiare idea al Parlamento... o farà gola a qualcuna che potrebbe trovarsi in un governo da un giorno all'altro?

Posted by: Marco Paolemili at 20.09.05 22:46