27.06.05

Senza riforme ci attende un futuro brasiliano

di B. Della Vedova (dal Corriere Economia)
“Viviamo in un mondo che ci è sconosciuto, al quale cerchiamo sempre più faticosamente di applicare le categorie che abbiamo ereditato dai nostri padri. Ma la verità è che non riusciamo proprio più a raccapezzarci”. Con questa premessa Giuliano da Empoli cerca di offrire la “sua” visione della società occidentale e italiana: quella della brasilianizzazione. “Il mondo, più che americanizzarsi, si è brasilianizzato”, si legge nel saggio ”Fuori controllo. Tra edonismo e paura: il nostro futuro brasiliano”.

Carnevale e paura. Tra sincretismo religioso e pallottole vaganti (la famigerata bala perdida che spaventa i cittadini di un paese con cinquantamila morti ammazzati ogni anno), tra sesso senza sentimento né pentimento e residenze blindate, il Brasile, con il suo patchwork di pezzi di New York e pezzi di Calcutta, ha finito per rappresentare in questo avvio di millennio lo “specchio allegorico” in cui osservare riflessa, nella lettura di da Empoli, anche la società italiana.
L’emblema del “nostro” carnevale è la TV dei reality, delle veline e del “grande fratello”, in cui i giovani tendono ad immedesimarsi assai più che nei personaggi della vita pubblica, istituzionale o culturale. Il crinale del nuovo millennio, sottolinea l’autore, è segnato dall’undici settembre e dal terrore globale. Ma le cronache di questi giorni riportano la paura ad una dimensione più domestica, come quella degli assalti alle ville o degli stupri nei parchi cittadini.
Come affrontano il nuovo paradigma brasiliano i nostri politici? Qui da Empoli critica la sinistra progressista, incapace di cogliere i mutamenti, o quantomeno di accettarli e interpretarli (compresa la richiesta di sicurezza) e rivaluta Berlusconi, “impeccabile interprete della brasilianizzazione”. Rivolgersi a chi non legge i giornali e si tiene informato con Striscia la notizia, non prendersela con le derive consumiste e promettere repressione del crimine internazionale e locale potrebbe non rappresentare tanto un mix populista quanto un tentativo di laicizzazione della democrazia e della politica che occorreva mettere più in sintonia con il quotidiano delle persone.
Quale che sia il giudizio sulla metafora brasiliana, è un fatto che in Italia e in Europa la rappresentanza politica tradizionale è in sofferenza rispetto ai movimenti profondi della società.
Il referendum francese sul Trattato Costituzionale ha raccontato di una paura dilagante per il declino della vecchia europea, soprattutto dal punto di vista economico. Il capro espiatorio dei sostenitori del NO ha finito per diventare non il testo complicato di una costituzione all’insegna del “vorrei ma non posso”, ma l’idraulico polacco, emblema dell’apertura economica. A questa paura non ci si può limitare a rispondere con le statistiche sulla differenza tra entità reale dei fenomeni ed entità “percepita”, ma proponendo soluzioni ai problemi. Il protezionismo è assai più una causa che non il possibile rimedio alle nostre difficoltà economiche e sulla strada dell’apertura e della lotta alle rendita di posizione bisogna insistere. Ma se non si vedono risultati sono guai. Su questo è mancato Berlusconi in questa legislatura; non per essere stato la causa dei mali italiani, come molti gli imputano, ma per non essere stato un rimedio nella misura promessa. Il suo fermarsi in mezzo al guado delle riforme, pur forte di un amplissimo e istintivo consenso, è il peccato dal quale potrà affrancarsi solo ritrovando la via dell’innovazione. Siamo abituati a sovrastimare la possibilità della politica di influenzare l’economia, ma gli elettori sempre più attratti “dal carnevale” e meno sensibili al richiamo dell’appartenenza alle ideologie dei secoli passati continueranno a votare con il portafoglio.
In Europa c’è un paese dove l’edonismo “brasiliano” non si è accompagnato alla paura e alla sfiducia, ed è la Spagna (pur colpita dal terrorismo interno ed internazionale). Se dalla movida si è passati alle rivoluzioni sociali di Zapatero è anche perché in questi decenni la Spagna non ha cessato di crescere dal punto di vista economico grazie alle riforme liberali che hanno inciso profondamente; il che sembra consentire ai sudditi di Juan Carlos di guardare al futuro con più ottimismo e fiducia nel cambiamento che non ai cittadini francesi.

www.benedettodellavedova.com

Posted by Benedetto Della Vedova at 27.06.05 10:15

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Commenti

Caro Della Vedova, cosa ne dice del corsivo di Fabrizio Galimberti sul Sole24Ore di oggi?

Posted by: m+ at 29.06.05 20:49