29.04.05

“Partito unico, radicali pronti”

Della Vedova con Berlusconi: la riforma “all’americana” per unire il centrodestra
da L'Opinione del 29 aprile 2005, pag. 2
di Aldo Torchiaro

Parla Benedetto Della Vedova, dirigente di Radicali italiani.
Partito unico del centrodestra. Con i radicali?
Innanzitutto si tratta di capire quali sarebbero le condizioni di legge elettorale in cui si arriva a fare questa scelta.
Certo, e la vostra posizione è chiara. I radicali sono stati i promotori del referendum sul bipolarismo perfetto.
I radicali lo hanno proposto e riproposto, nel 1999 si sfiorò il quorum per una inezia, quarantasette mila voti.. Se allora si fosse fatta una campagna più decisa, si sarebbe risolto il problema alla radice, con forze politiche articolate al loro interno, ma con un destino elettorale e quindi politico inequivocabilmente univoco, mentre oggi la rissosità all’interno delle coalizioni risulta premiante.

Lo sbilanciamento della politica è oggi troppo intrinseco alle organizzazioni di partito?
Decisamente. I partiti sono attori razionali che puntano a due obiettivi: quello di coalizione e quello di partito. Non necessariamente l’obiettivo di coalizione viene prima di quello di partito. Ci si dedica troppo alle logiche interne. I leader di partito oggi si trovano a dover massimizzare la quota del partito sugli interessi della coalizione. E se la coalizione perde, ma il partito di cui si è a capo raddoppia i voti, la leadership è fatta salva.
Il ritorno al proporzionale sarebbe un ripiegamento…
Sarebbe una scelta antitetica al passo in avanti che la politica merita di fare, mentre credo che l’obiettivo del maggioritario vada perseguito con decisione. Fuori da ogni retropensiero: mi sembra che da parte di Berlusconi ci sia stato un passaggio importante, che va colto, è quello che enfatizza un’esigenza di rinnovamento politico – istituzionale.
Riforme elettorali e istituzionali: presidenzialismo e sistema elettorale sul modello anglossassone?
Ho una idea chiara in testa: bisogna perseguire il rafforzamento dell’esecutivo senza depotenziare il parlamento. Il punto di riferimento è quello americano: governi fortissimi, eletti direttamente, e un Parlamento altrettanto forte. Sarebbe invece sbagliato estendere al governo centrale il modello dei governi comunali o regionali, dove l’esecutivo deborda travolgendo il ruolo delle assemblee elettive. Ci vuole un equilibrio tra i due poteri, l’esperienza americana dimostra che legislativo ed esecutivo forti possono coesistere.
Le famiglie del centrodestra italiano si possono riassumere in un partito unico?
Gli elettori sono già pronti alla semplificazione ed in qualche modo sono già avanti rispetto alla frammentazione della politica. Di fronte ad un menù così sofisticatamente vario, sono frastornati dal dover scegliere. Se il menù fosse semplificato, non disdegnerebbero certo le portate. In un partito unico ci potrebbero essere componenti forti, diverse, ma che nei collegi sanno andare uniti.
La sintesi tra le diverse famiglie politiche è una utopia o un progetto perseguibile?
Non è assolutamente un’utopia. Se la sfida è quella della riforma elettorale “americana” i radicali ci stanno. Se si esce dalla strategia dell’ospitalità, e si chiede ai radicali un voto non di testimonianza ma prettamente politico, si può perseguire insieme l’obiettivo di una alleanza elettorale. Se il contesto divenisse d’incanto quello bipartitico, le cose sarebbero più semplici per tutti.
Ipotizziamo che tra sei mesi nasca il Partito Unico del centrodestra. Quale potrebbe essere il contributo dei radicali?
I radicali dovranno maturare una scelta propria di alleanza elettorale. E se anche la legge elettorale rimanesse questa, io non credo che i radicali debbano rimanere fuori dagli schieramenti: la nostra strategia deve essere quella di ricercare una convergenza elettorale con il centrodestra.

Posted by Benedetto Della Vedova at 29.04.05 10:29

NB. Per evitare fenomeni di spam, e' possibile inserire commenti solo per alcuni giorni successivi alla pubblicazione del post.
Commenti

Un messaggio rivolto ai blogger di qualità! http://generazioneelle.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=491239

Posted by: Generazione L at 01.05.05 13:17

Quella di vedere come unico sbocco l'alleanza politica elettorale con il centrodestra è una proposta miope e perdente perchè perdenti sono oggi all'occhio dell'opinione pubblica questi partiti. Imbarcarsi con questi schieramenti, o partiti unici, significherebbe salire a bordo del TITANIC che cola a picco. Del resto non ci si può aspettare altro da un movimento, il radicale, in completa agonia, storicamente perdente e incapace di promuovere azioni politiche in grado di coinvolgere enormi masse popolari che hanno come unico problema quello di riempire il proprio portafoglio e non di problemi che riguardano settori molto merginali della società.

Claudio Mandrelli.

Posted by: Claudio Mandrelli at 04.05.05 10:32

Benedetto, ti seguo. La penso come (e prima di) Berlusconi sul partito unico. Il mio tormento è che i radicali sono ancora fuori dal parlamento, dal governo e dalla coalizione di maggioranza. Che Pannella non si presenti più a "trattare". E riproponiamo la "rosa nel pugno".
Ciao
Mario Nanni Orosei(NUORO)

Posted by: mario nanni at 08.05.05 00:58