29.04.05

Mentre europa e USA varano misure anti-cina, a pechino preparano l'auto da 4.000 euro

di B. Della Vedova (da Il Foglio)
L’Europa si mobilita in funzione anti-Cina. I Governi dei 25 hanno di fatto imposto ad un il riluttante Commissario al Commercio Mandelson l’avvio della procedura per l’applicazione delle clausole di salvaguardia previste dagli accordi WTO in relazione a nove prodotti tessili. L’accordo non è ancora definitivo: Italia e Francia vorrebbero adottare procedure d’urgenza, Mandelson preferirebbe seguire i tempi canonici.

Su calzini e reggiseni si gioca una partita commerciale, certo, ma anche politica che tiene conto da una parte del referendum Francese sulla nuova “Costituzione” europea e dall’altra delle possibili forniture militari di cui le aziende del settore militare europeo potrebbero beneficiare se, come caldeggiato anche dall’Italia per bocca del Presidente Ciampi, cadesse l’embargo. Anche negli Usa soffiano venti protezionistici: sotto accusa sono le quotazioni dello yuan, il cui cambio è ancorato al dollaro, giudicate ormai troppo basse. Della sottovalutazione dello yuan, ancora maggiore nei confronti dell’Euro, ha scritto sul Sole24Ore Domenick Salvatore, indicando questo aspetto della “concorrenza sleale” cinese quello su cui più insistere. Il Senato americano ha approvato una risoluzione in cui si minacciano dazi generalizzati del 27,5% sull’import cinese se entro sei mesi non si arriverà alla rivalutazione dello yuan. Di fronte a tanto agitarsi in occidente, a Pechino sembra che ancora in molti facciano spallucce, tanto che gira la battuta che, se continua così, USA e UE finiranno per lasciare il WTO, che diverrebbe un organismo dominato da Cina e India. Intanto sul Wall Street Journal, Richard Fisher (Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas, una delle dodici che compongono la Riserva Federale statunitense e che comprende Texas, Louisiana e New Mexico) ammonisce sui rischi per l’inflazione che una svolta protezionista anti-cinese comporterebbe. La BCE non ha nulla da dire in proposito?
Ma, qualunque cosa succeda per t-shirt e affini, altri settori si apprestano a confrontarsi con la concorrenza cinese. Su Quattroruote di maggio si può leggere un documentato articolo sulla “Happy Emissary” (Emissario Felice), della FAW (First Automotive Works), l’auto cinese da 4.000 € che alla fine del 2006 potrebbe arrivare in Italia. Un’auto bruttina, che deriva da un modello Daihatsu della metà degli anni novanta del quale la FAW ha acquistato la linea di produzione e che assomiglia vagamente alla Opel Agila. Protagonista dell’operazione un’azienda molisana che mettendo a frutto la liberalizzazione del commercio di automobili nel mercato europeo assicurata da una direttiva dell’ex Commissario Monti è cresciuta fino al punto di progettare lo sbarco europeo dell’auto cinese a basso costo. Quattromila euro sono davvero pochi. Molti meno di quanto costerà in Europa la Renault-Dacia “low cost”, la Logan, venduta a partire da 5.000 € in Romania dove viene prodotta, ma il cui prezzo subirà una maggiorazione del 50% per adeguarsi agli standard comunitari.
Già, gli “standard”. Secondo Quattroruote proprio le modifiche necessarie ad adeguare la “Happy Emissary” - il possibile importatore assicura che, nel caso, il nome cambierà - alle caratteristiche di sicurezza e di emissioni secondo i vincoli previsti nell’Unione, potrebbero rivelarsi tali da far accantonare il progetto. Può darsi, quindi, che quest’auto cinese non arriverà in Italia. Ma è certo che più prima che poi la concorrenza cinese basata su prezzi accessibili toccherà anche il settore automobilistico, almeno per la fasce inferiori del mercato.
Mentre si affronta la sfida del tessile, dunque, meglio prepararsi per tempo a quella dell’auto. Con qualche punto fermo. Primo: gli “standard” sono quasi sempre utilizzati come “barriere non tariffarie” alle importazioni, ma rappresentano anche il contenuto qualitativo ed innovativo della produzione europea. Se è difficile impedire l’importazione di calzini perché “pericolosi” e si deve tirare in ballo il “dumping sociale”, sulle automobili il fattore sicurezza può essere fatto valere. Questo argine durerà poco, dal momento che le produzioni cinesi si arrichisconoi velocemente dal punto di vista tecnologico, ma intanto c’è. Più si innova, anche nel settore automobilistico, e più l’argine terrà. Punto secondo: mentre l’argine resiste, è bene che i produttori di auto di fascia bassa mettano in conto che nel medio periodo la concorrenza cinese potrà affiancarsi a quella coreana. Meglio attrezzarsi per tempo, diversificare e aumentare il valore aggiunto dei prodotti. Punto terzo: l’esportazione di auto, per quanto “dolorosa” per i costruttori europei, sarà per i produttori cinesi poco più di uno sfizio, dal momento che il loro obiettivo principale è quello di servire lo sterminato mercato interno. A questo proposito giova ricordare che per la VolksWagen quello cinese è già il secondo mercato di sbocco (prevalentemente con produzioni in loco). Per qualcuno sarà la solita litania liberoscambista, ma oltre ai “rischi” è bene guardare alle opportunità dell’apertura economica del gigante asiatico; anche per le automobili.
Infine, un’auto - anche bruttina - in vendita a soli quattromila euro costituirebbe un eccellente contributo alla difesa del potere d’acquisto delle famiglie italiane, obiettivo in cima alle preoccupazione del nuovissimo Governo.

Posted by Benedetto Della Vedova at 29.04.05 11:38

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Commenti

La forza del settore industriale di un paese è determinata solo da concorrenza e competizione libera e senza vincoli, la sola che è in grado di selezionare imprenditori più appassionati del "loro" mestiere i più creativi, i migliori che riusciranno a costruire aziende forti molto competitive che puntano costantemente alla ricerca e all'innovazione. Cercare di proteggere settori industriali significa curare la malattia con lo stesso virus che l'ha generata. No quindi a dazi, barriere si invece alla totale apertura dei mercati. L'Europa ha accettato di far entrare la Cina nel WTO senza andare a contrattattare sui temi di democrazia e di diritti civili. L'ha fatto perchè faceva comodo "invadere" il loro mercato al fine di proteggere e rafforzare la nostra industria. La stessa che oggi si vuole proteggere dai loro prodotti che con il libero scambio raggiungono l'Europa occidentale. E questo per me è solo ipopcrisia ed egoismo.

Claudio Mandrelli.

Posted by: Claudio Mandrelli at 04.05.05 10:23