25.04.05

L'appeal del comunismo? tesi marxiana di Tatò

di B. Della Vedova (dal Corriere Economia)
Franco Tatò ripropone nel suo “Diario tedesco”, il racconto rivisto e aggiornato della sua avventura nella Germania dell’Est all’indomani del crollo del muro e dell’avvio della riunificazione. Una missione rivelatasi impossibile: contribuire alla privatizzazione, ristrutturazione e al rilancio di una impresa di Stato della ex-DDR.

A partire dall’esperienza di quel fallimento (l’azienda che doveva essere salvata venne invece liquidata) e narrandone le fasi, Tatò riflette e invita a riflettere da una parte sulla devastazione - culturale e poi economica - prodotta da socialismo reale e dall’altra su come sia stato possibile che in occidente - in Italia massimamente - si sia potuto indicare per tanti anni quel modello come una meta da raggiungere. Circa il successo dell’ideologia comunista in Italia, partendo dall’analisi di quanto accadeva nella DDR con la totale indipendenza tra remunerazione e produttività, Tatò avanza una spiegazione di tipo “marxista”: insegnanti, magistrati, giornalisti, operai ed altre categorie avrebbero sicuramente tratto vantaggio personale dal passaggio ad un sistema di socialismo reale. Non così liberi professionisti, commercianti, contadini e - naturalmente - imprenditori. Pensando all’Italia “garantista” dei decenni di fine secolo scorso, Tatò scrive che spesso si ha l’impressione di avere a che fare con due Italie: quella della piccola imprenditoria pronta ad affrontare il rischio e quella del posto sicuro, “l’Italia sovvenzionata e saccheggiatrice”: “Forse sono queste le “due velocità”, non quelle del Nord e del Sud”.
Se quelle sul comunismo, le sue devastazioni e il suo paradossale appeal in Italia sono considerazioni che, diciamo così, “si impongono” all’autore, il tema centrale del libro è quello della riunificazione tedesca e delle sue difficoltà; difficoltà che hanno finito per appesantire la stessa Germania occidentale, che non è più la invincibile locomotiva economica di un tempo (non così lontano, per altro).
Lo sforzo economico gigantesco per colmare il divario tra le due germanie e i loro abitanti ha inciso pesantemente sulle casse federali, minando la storica solidità dei conti pubblici tedeschi. Ma anche molte società dell’ovest che hanno investito nell’est rilevando aziende drammaticamente inefficienti hanno subito duri colpi, distraendo energie manageriali e finanziarie da impieghi senz’altro più adatti a sostenere la competizione dell’economia globalizzata. Ciò detto, Franco Tatò resta fiducioso dell’esito finale del processo di riunificazione, che pure coincide con - o rivela - la crisi del “modello renano”.
Proprio a questo proposito, credo vada aggiunta una riflessione a quelle svolte dall’autore: mentre la Germania est ricongiunta a quella occidentale ancora arranca e con il suo arrancare zavorra la corsa di tutta la federazione oggi guidata dal cancelliere Schroeder, altri paesi dell’ex blocco sovietico hanno saputo trovare una propria via di rapido riscatto e oggi, conquistato il diritto a fare parte dell’Unione Europea, incutono timore alle blasonate economie della “vecchia Europa”. Può darsi che il fallimentare modello comunista applicato con teutonica determinazione abbia provocato nella DDR guasti peggiori che in altri paesi. Ma non andrebbe sottovalutata anche un’ipotesi diversa: obbligati a ritrovare una propria via per la crescita economica senza alcun “fratello maggiore” da cui farsi guidare o lasciarsi plasmare, paesi come le repubbliche baltiche o quelle della ex Cecoslovacchia hanno saputo meglio sfruttare in positivo la “tabula rasa” da cui partivano. Mentre i tedeschi dell’est si sono trovati a rincorrere in tutto e per tutto il modello affermatosi nell’ovest (spesso considerando un diritto più che una conquista il raggiungimento di standard di vita e di reddito “occidentali”), gli altri paesi che l’ingresso nella UE se lo sono dovuto meritare hanno rimboccato le maniche e compiuto in un paio di lustri una spesso spettacolare transizione verso un dinamico sistema capitalistico, di impronta assai più “americana” che non “europea”. Mentre l’arretratezza della DDR ha finito per pesare su tutta la Germania riunificata, quella, ad esempio, dei paesi baltici, è stata trasformata in un vantaggio competitivo nella corsa a ridurre il divario con l’occidente. I tedeschi hanno scelto la riunificazione “shock” ed è possibile che la storia finirà comunque per premiarli, ma il confronto con quanto accaduto poco più ad est è utile all’Europa tutta.

www.benedettodellavedova.com

Posted by Benedetto Della Vedova at 25.04.05 18:48

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