di Benedetto Della Vedova (dal Corriere Economia)
Gli europei si pongono di fronte ai cambiamenti epocali e alle sfide del nuovo millennio alla stregua dei luddisti che due secoli fa distruggevano le macchine che segnavano l’inizio dell’era industriale. Ad usare questa immagine impietosa ma efficace è Giuliano Amato nel suo libro-intervista con Fabrizio Forquet, “Noi in Bilico. Inquietudini e speranze di un cittadino europeo”.
La paura e l’arroccamento, sembrano sempre più essere la cifra dell’Europa. E’ finita la spinta propulsiva del dopoguerra, stimolata e canalizzata da “padri nobili” come Spinelli, Monnet e Schuman, oppure il processo di unificazione è entrato in crisi perché in crisi è oggi il modello economico e sociale europeo, sottoposto alla pressione potente della globalizzazione? Giuliano Amato critica il conservatorismo dei Governi sul fronte istituzionale, che ha portato all’approvazione di un insoddisfacente Trattato Costituzionale, ma denuncia anche le “logiche corporative e nazionalistiche” che, di destra o di sinistra, potrebbero mettere a repentaglio la vita stessa dell’Euro.
Cos’è che, più di ogni altra cosa, ha impedito all’Europa di continuare la sua corsa iniziata nel dopoguerra? Amato molto insiste sulle carenze istituzionali, anche sul fronte economico. L’agenda di Lisbona (volta a fare dell’Europa entro il 2010 l’economia più competitiva del mondo basata sulla conoscenza) è fallita, dice, “perché è mancata una strumentazione vincolante a livello europeo su quei parametri”.
Non sarà invece che l’agenda di Lisbona sia fallita perché rappresentava l’illusorio tentativo di calare dall’alto una serie di riforme definite in modo astratto e dirigistico, uguali per tutti i paesi, che oggi non sono affatto “nelle corde” dell’Europa? Se lo fossero state, possiamo starne sicuri, quelle riforme avrebbero visto la luce senza bisogno del patto solenne firmato nella capitale portoghese.
La realtà europea è oggi segnata dalla paura e dalla conservazione. Ne è testimonianza, in Italia e non solo, l’invocazione dei dazi contro il “pericolo cinese”. Che la minaccia cinese venga, in definitiva, utilizzata come alibi per l’incapacità di accettare la competizione e riformare l’Europa, è dimostrato dal fatto che
il “social dumping” e la conseguente “concorrenza sleale” di cui sarebbero responsabili i produttori delle nuove potenze industriali, viene agitato dalla “vecchia Europa” anche contro i nuovi paesi dell’Unione a 25. Proprio in questi giorni Francia e Germania stanno cercando di bloccare la Direttiva per la liberalizzazione dei servizi nel mercato unico, evocando il rischio di un massiccio trasferimento delle attività nei paesi dell’est europeo. Analogamente si paventa il “social dumping” per contrastare l’introduzione della flat tax in quegli stessi paesi e si chiede l’armonizzazione fiscale.
Si torna quindi al luddismo, alla paura del nuovo e della competizione.
E’ l’Europa delle rendite, delle corporazioni professionali, sindacali, agricole e via elencando che è incapace di dispiegare la sua forza potenziale, paralizzata dalla difesa del passato e dalla paura del futuro. Che vede ancora nella protezione e nell’intervento dello Stato una illusoria ancora di salvezza. E che per questo punta sullo “Stato” che conosce e di cui -pur tra mille mugugni - si fida di più: quello nazionale.
Si sente spesso ripetere che il disagio diffuso nella società europea dipenda, essenzialmente, dal fatto che oggi, a differenze che in passato, le “vecchie” generazioni non possono più dare per scontato che quelle sucessive vivranno meglio. Se così fosse, la responsabilità non sarebbe del destino avverso, ma del fatto che le generazioni precedenti, quelle attualmente “al governo”, hanno scelto di conservare ciò che andava riformato radicalmente - “modello sociale europeo” compreso - per adattarsi ad un mondo che non è più quello dei decenni passati: il continuo successo degli USA lo sta a dimostrare. Bisognerà aspettare che “al governo” vadano le generazioni degli europei che hanno vissuto la flessibilità e la competizione come loro pane quotidiano o si può contare sul fatto che l’Europa si dia una scossa in tempi più rapidi?
Egregio Della Vedova,
come libertario La seguo con attenzione e anzi spero presto di poterla sostenere in una qualche campagna elettorale. Siamo quasi della stessa classe e forse vediamo lo stesso orizzonte per noi ed i ns figli. Qui in Europa ho solo una speranza: che si faccia una decisa virata sulla rotta della libertà di pensiero e d'azione: libertari e liberisti. La sua presenza pubblica nei Radicali è di questi tempi un faro lontano nella tempesta neo corporativa che s'ingrossa di quote percentuali enormi a destra e a sinistra.
Tenga duro e nel bisogno io sono qua.
Alessandro Moro
Posted by: Alessandro Moro at 26.03.05 16:52