di Benedetto Della Vedova (dal Foglio)
Mario Monti assaporerà in questi giorni, ormai al riparo dalla morbosità dei media internazionali, il gusto della vittoria più importante, quella su Bill Gates. Fondatore e leader indiscusso della Microsoft, Gates, viene comunemente additato come il pericolo pubblico numero uno per ogni Antitrust.
Del resto, per l’azienda che fornisce il sistema operativo al 95% dei PC utilizzati nel mondo l’accusa di abuso di posizione dominante sembrerebbe pacifica. La procedura contro Microsoft aperta e conclusa dalla Commissione europea nel quinquennio in cui Mario Monti ha retto con energia il “dicastero” della Concorrenza, aveva portato ad una sanzione pecuniaria di 497 milioni di euro e alla imposizione di due condizioni al colosso di Redmond. La prima consiste nella comunicazione ai concorrenti di alcuni codici di accesso al sistema operativo per i server, in modo da garantire la operabilità di altri software sui network Microsoft. La seconda nel togliere il programma multimediale WMP (Windows Media Player) dal sistema operativo, in modo da garantire ai media player concorrenti (Real Player e Quick Time in particolare) le medesime condizioni di accesso ai PC; senza cioè che nessun programma multimediale risulti come “predefinito”. Il tribunale UE di prima istanza aveva respinto la richiesta di sospendere le misure restrittive in attesa dell’esito dell’appello presso la Corte di Giustizia Europea. Ieri la Microsoft ha resa nota la decisione di non ricorrere contro questa decisione e, senza per questo rinunciare all’appello, di adeguarsi alle misure imposte dalla Commissione per poter continuare a vendere i propri prodotti in Europa. Una resa, quindi, anche se non incondizionata.
A prima vista, dunque, sembrerebbe di assistere ad una meritoria vittoria del regolatore Antitrust contro il colosso che monopolizza il cruciale mercato del software. Eppure, anche chi, come chi scrive, ha assai apprezzato e cercato di sostenere l’azione del Commissario Monti nel suo mandato alla Concorrenza, tanto sul fronte delle decisioni di merito quanto su quello dell’aggiornamento normativo, proprio su questa decisione si trova ad essere più che dubbioso.
Concentriamoci sulla questione del software multimediale. Microsoft ha preannunciato che entro pochi giorni sarà in vendita sul mercato europeo una versione del sistema operativo Windows sprovvista di Windows Media Player. Secondo le indiscrezioni tale versione sarà denominata “Reduced Media Edition”: le malelingue già scorgono nell’acronimo RME la “vera” denominazione: “Reduced Monti Edition”, ma in fondo questo poco conta. Ciò che conta e che dovrebbe accendere la discussione anche in sede teorica, invece, è il fatto che il prezzo di Windows sarà esattamente quello della versione che includeva - e continuerà a includere fuori Europa - WMP. Senza voler essere banali: nell’era del “più a meno”, un raro caso di “meno a più”, o comunque di “meno allo stesso prezzo”. Starà poi all’acquirente del sistema operativo Windows - pre-installato sulla stragrande maggioranza dei PC in vendita - andare su internet, scaricare e installare WMP o un altro media player a sua scelta; operazione gratuita - salvo il costo trascurabile della connessione- ma che potrebbe complicare la vita agli utenti più sprovveduti (ancora ce ne sono).
Difficile negare che in questo caso il risultato finale finisca per essere quello della tutela dei concorrenti (Quick Time e Real Player) e di un danno (si potrà discutere quanto “minimo”) per i consumatori, che pagheranno quanto pagavano prima avendo in cambio meno funzionalità. Anche perché, già ora, chi volesse installare come media-player predefinito uno di quelli alternativi a WMP è libero di farlo, anche “sotto” Windows.
La risposta a questa obiezione, implicita nella sentenza, è che alla lunga il predominio di Windows finirebbe per assottigliare la libertà di scelta dei consumatori e per assicurare a Microsoft un’incontrastata posizione di rendita monopolistica. Ma siamo proprio sicuri che, in un mercato in continua e accelerata evoluzione come quello del software sia proprio così? Siamo sicuri che abbia senso limitare per legge l’evoluzione dei sistemi operativi, che “naturalmente” tendono ad integrare sempre più funzioni in modo da semplificare l’utilizzo del PC anche per i meno esperti? E siamo così sicuri che la posizione di Windows sia poi così solida, in prospettiva? E, infine, possiamo davvero dire che il consumatore medio di software - ciascuno di noi - sia stato danneggiato dall’evoluzione che il mercato ha avuto negli ultimi anni, con il predominio di Microsoft ma anche con l’emergere di continue “minacce” ad esso?
In questi giorni assistiamo alla nuova vita di Apple, l’azienda di Cupertino che ha fatto della semplicità garantita da sistemi proprietari e integrati (in questo caso hardware più software) la sua filosofia aziendale. I risultati commerciali nel campo dei PC non sono stati eccellenti, anche se resiste e tende ad espandersi una solida nicchia di fan (tra i quali ci annoveriamo). Ora però la sfida lanciata da Apple è quella della musica online scaricata legalmente da internet: il sistema “chiuso” composto dal software itunes e dal lettore ipod ha in poco tempo guadagnato la leadership commerciale, costringendo i concorrenti, Microsoft inclusa, ad inseguire. Solo cinque anni fa era difficile pensare che quello della musica online diventasse davvero uno dei più promettenti segmenti del mercato infotelematico e ancor più che proprio la Apple ne diventasse leader. Eppure è accaduto, grazie alla capacità di innovazione dell’azienda guidata da Steve Jobs. Microsoft reagirà da par suo mettendo in campo tutta la sua potenza commerciale? Bene, vorrà dire che per i consumatori aumenteranno le opzioni e possibilmente scenderanno i costi. Insomma, fin tanto che il mercato informatico e telematico resteranno aperti e privi di barriere legali all’accesso, interferire con esso, seppur con le migliori intenzioni, potrebbe non rivelarsi così vantaggioso nei confronti dei consumatori; e neppure portare vantaggi sul fronte della spinta all’innovazione (oggi fortissima, come si vede). Sullo sfondo, va ricordato, la prospettiva, forse lontana ma non impossibile, che il caleidoscopio Davide-Linux renda assai più fragile il dominio di Golia-Microsotf.
Benedetto Della Vedova
Posted by Benedetto Della Vedova at 26.01.05 13:42Sulla stessa linea anche Oscar Giannino
Posted by: Tommaso at 26.01.05 21:29Mi pare che abbia trascurato un fattore: i tre lettori (realplayer, windows media player e quicktime) non sono del tutto fungibili, visto che ciascuno legge in esclusiva il proprio formato proprietario (rispettivamente: rm, wmv e mov), ciascuno parzialmente affermato su determinati settori di mercato (anche se i siti più attrezzati iniziano a prevedere la diffusione di contenuti in tutti e tre i formati).
Più che real e apple, comunque, il media player "embedded" danneggiava gli sviluppatori di lettori che mangiano in testa a tutti i sopracitati, e che magari ora godranno di una maggiore visibilità.