25.11.04

"Salin dice che il taglio delle tasse è il miglior investimento"

da Il Foglio
Intervista di Benedetto Della Vedova a Pascal Salin, Radio Radicale 23/11/04

Pascal Salin è a Roma per partecipare ad un Convegno sul (meglio, contro) il protezionismo promosso dagli attivissimi animatori dell'Istituto Bruno Leoni. Uno dei massimi economisti francesi, liberista senza se e senza ma - una mosca bianca, non solo in Francia - sulla scia di un grandefilosofo- economista francese Federic Bastiat che nel 1830 scriveva:

"può esistere libertà, ove per sostenere enormi spese, il Governo,costretto a elevare enormi tributi, ricorre alle imposte più vessatorie, ai monopoli più ingiusti, alle esazioni più odiose; ad invadere il campo delle industrie private, restringere sempre più il cerchio della libertà individuale, farsi mercante, fabbricante, corriere, professore?"
Pascal Salin, tra gli altri, ha scritto un libro dal titolo inequivocabile "La tirannia fiscale" (edito in Italia da Liberilibri). Con lui, quindi, parliamo di tasse.
Partiamo dall'Europa: armonizzazione o competizione fiscale?
“E’ un dibattito molto importante, il dibattito tra l’armonizzazione fiscale e la concorrenza fiscale. Penso che la ragione per cui molti sostengono l’armonizzazione fiscale è il fatto che ancora non si è capito ancora appieno cosa sia la concorrenza. Io ho l’impressione che questa gentepensi che la concorrenza non sia “giusta” se le condizioni di base non sono per tutti le stesse. Per me la concorrenza è sempre qualcosa di positivo è uno stimolo all’innovazione. Concorrendo, si mettono insieme esperienze diverse, si confrontano, e poi il mercato seleziona le migliori prassi. L’informazione deriva dall’azione pratica, quindi, in principio, non possiamo dire che ci sia un sistema fiscale superiore agli altri e che tutti i paesi debbano adeguarsi con questo modello. Ogni qualvolta il governo francese parla dell’armonizzazione fiscale, in realtà ritiene che il proprio sistema fiscale sia il migliore e vorrebbe che gli altri governi lo adottino. Per fortuna i paesi dell’ex blocco comunista si sono accorti che un livello di imposizione fiscale basso aiuta l’economia, e non vorranno tornare indietro, spero”.

La diminuzione delle imposte nei grandi paesi europei, Italia e Francia, ad esempio, è una priorità? Meglio con tagli di spesa o con deficit?

“Devo dire che la priorità è sempre la riduzione delle tasse. Se è possibile nel contempo la spesa pubblica, sicuramente sarebbe meglio, ma penso priorità sia la riduzione fiscale, non il deficit. Se si dà priorità al deficit, com’è nel caso per del patto di stabilità e del trattato di Maastricht, c’è un rischio: che il governo dica, non possiamo ridurre le tasse perché è impossibile ridurre la spesa. Ci sono tutta una serie di rigidità (per es. non si può licenziare nel pubblico impiego) e quindi è difficile ridurre la spesa pubblica. E’ il caso della Francia, ma mi pare di capire che è anche quello dell’Italia. Tutti i governi di sinistra o di destra, diranno sempre “non possiamo ridurre le tasse perché questo implicherebbe un maggior deficit”. Da questo punto di vista il trattato di Maastricht ha avuto un ruolo molto negativo.”

La mia esperienza mi dice che le critiche al trattato di Maasrticht andavano tutte nella direzione opposta: non possiamo rispettare il tetto del 3% perché dobbiamo sostenere l’economia con investimenti pubblici....

“Certo, io non conosco io politici europei come lei...sono Keynesiani. Ma, in generale, io penso che si debbano ridurre le tasse, anche con il deficit se non si può altrimenti.
Ogni sistema fiscale provoca una duplice distruzione di ricchezza. Di contro ogni volta che si riducono le aliquote fiscali, c’è un incentivo. Si incentiva la gente a produrre di più e penso che il problema di fondo sia questo: ogni volta che si riducono le aliquote fiscali ci sono grosse possibilità di stimolare l’attività economica. Abbiamo molte esperienze che sono state fatte in vari paesi e che dimostrano che è proprio questo quello che avviene. Vorrei citare un solo esempio, cioè quello della Nuova Zelanda. E’ un esempio interessante perché la riduzione fiscale è stata decisa da un governo laburista, il che significa che la riduzione fiscale non è un problema di ideologia, ma è un problema di buona gestione, di buon governo. Negli anni Ottanta il governo della Nuova Zelanda decise di ridurre le aliquote fiscali marginali dal 60 al 24 per cento. Ed è stato fatto nello spazio di due, tre anni, quindi molto rapidamente, il che significa che è possibile. La conseguenza è stata un maggior tasso di crescita e dopo due o tre anni il gettito fiscale dello Stato è aumentato. Ogni volta che si realizza la riduzione fiscale, a lungo termine, poiché si ha una maggiore base imponibile, si finisce per avere un gettito maggiore. Il problema è il breve termine; prima che ci sia quest’effetto di espansione, a breve termine può esserci un aumento del deficit per due o tre anni ed è proprio per questo rischio che i governi esitano a procedere alla riduzione delle aliquote fiscali. Ma io ritengo che questa sia il miglior investimento che i nostri governi possano fare.

Sottoscrivo quest’affermazione finale, cioè che la diminuzione delle tasse è il miglior investimento che un governo possa fare. Sarei più prudente invece a dare un giudizio liquidatorio del trattato di Maastricht e del vincolo sul deficit. E’ vero che può essere un alibi per ritardare o non fare una riduzione delle imposte, ma senza quel vincolo avremmo di sicuro aumenti di spesa...e nessuno, tranne i politici e i possibili benefeciari, ne sente la mancanza”.

L’intera conversazione con Pascal Salin, registrata per la rubrica Catallassi, andrà in onda sabato mattina alle 10.30 su Radio Radicale.

Posted by Benedetto Della Vedova at 25.11.04 08:48

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