di Benedetto Della Vedova
Il neo Presidente Luca di Montezemolo ha tenuto ieri il suo primo discorso all’Assemblea annuale di Confindustria. Una relazione lunga e articolata, che segna una netta discontinuità con la precedente gestione, quella del napoletano Antonio D’Amato.
Il punto forse più rilevante, almeno sotto il profilo politico, è senz’altro quello della indicazione di un ritorno alla stagione della concertazione che, ha detto Montezemolo, “ha dato grandi frutti” per il paese. Il neo Presidente ha esplicitamente richiamato il Patto del 1993 tra Confindustria e sindacati, grazie al quale iniziò una stagione di moderazione salariale che consentì di mettere l’inflazione sotto controllo. Implicitamente, dunque, le parole di Montezemolo suonano come una sconfessione della linea seguita dal suo predecessore, che aveva scelto di fare sponda al Governo “sponsorizzandone” anche le scelte in aperto conflitto con il sindacato.
E’ facile scorgere nelle parole del Presidente della Ferrari la delusione degli imprenditori per la insufficiente spinta riformatrice del Governo Berlusconi. A fronte di uno scontro aperto con il sindacato, infatti, il centro destra non ha saputo “portare a casa” risultati che giustificassero il clima di conflitto che si è ripercosso anche nei rapporti tra sindacato e imprese. Ciò è avvenuto, è bene sottolinearlo, soprattutto per la forte conflittualità interna alla maggioranza, a dispetto della assoluta e indiscutibile superiorità parlamentare, che avrebbe potuto consentire un cammino accelerato delle riforme indicate, dal mercato del lavoro alle pensioni al fisco. Solamente sul mercato del lavoro, con la riforma Biagi, sono stati fatti importanti passi avanti, seppur avendo rinunciato ad intaccare il caposaldo ideologico e pratico della rigidità del lavoro in Italia, cioè l’articolo 18.
In questo senso l’ala più “dura” di Confindustria ha pagato anche le responsabilità della parte politica scelta come interlocutore privilegiato.
Se le ragioni di questa “svolta” sembrano chiare, però, è tutto da dimostrare che il ritorno alla Concertazione possa essere una soluzione. Anzi.
Io credo che vi sia un difetto nell’analisi di partenza. Le difficoltà in cui si trova oggi il paese - deficit competitivo, crescita azzerata, spinte inflazionistiche, finanza pubblica in difficoltà, inefficienza della pubblica amministrazione - non sono imputabili all’attività di Governo di questi ultimi tre anni, se non nella misura in cui non siano state affrontate con sufficiente determinazione e volontà politica. Esse affondano le radici nei decenni, ma anche e soprattutto negli anni novanta, quelli, appunto, della strategia della Concertazione. In cambio della moderazione salariale e della accettazione delle misure fiscali necessarie all’ingresso nella moneta unica europea, un sindacato in crisi di rappresentanza ottenne negli anni novanta un potere politico straordinario, che gli consentì di imporre ad una politica debole una visione corporativa e conservatrice della politica economica. La storia non si fa con i se, ma è chiaro che gli anni novanta hanno portato alla soglia del nuovo millennio un paese non adeguatamente competitivo. Poteva andare peggio? Forse sì. Ma poteva e doveva andare molto meglio.
E’, forse, la vecchia storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Chi pensa che il bicchiere sia mezzo vuoto, vede nella concertazione un problema, non una soluzione.
La via maestra della democrazia liberale dovrebbe sempre essere quella della piena autonomia e responsabilità della politica, che può cercare il consenso più ampio anche fuori dal Parlamento, ma che non deve subordinare al sì delle parti sociali la sua azione legislativa e di Governo. Ma al di là delle posizioni di fondo, al centro della riflessione dovrebbero esserci le riforme urgenti e necessarie e solo dopo individuare la strategia per raggiungerli. Se, invece, il sindacato si convertisse alle riforme liberali (sulle pensioni, sulle liberalizzazioni, sul pubblico impiego, sul fisco, sulla scuola, sull’Alitalia,...) ne saremo tutti felici.
Benedetto Della Vedova
deputato europeo della Lista Bonino