SEDUTA DI MERCOLEDI’ 28 GENNAIO 2004
Della Vedova (NI). – Signor Presidente, signor Commissario, vorrei innanzitutto fare una considerazione di carattere generale. Mi rivolgo a lei, Presidente Cox: è la prima volta in venticinque anni che il Parlamento europeo non è in grado di discutere la relazione annuale sulla politica della concorrenza che, riguardando un’area che è sempre più centrale nella politica europea – basta sfogliare le cronache di tutti i giorni – rappresenta uno dei più importanti documenti pubblicati dalla Commissione.
Negli scorsi anni il dibattito dinanzi al Parlamento europeo sulla relazione annuale ha sempre costituito la più importante – se non l’unica – sede di scrutinio democratico su una politica della concorrenza che, pur incidendo sempre di più sulla vita dei cittadini e delle imprese europee, è tra quelle materie per le quali il Parlamento ha solo un ruolo consultivo.
Signor Presidente, noi chiediamo ripetutamente – l’abbiamo fatto anche durante i lavori della Convenzione, da parte del Parlamento europeo – la codecisione nella politica di concorrenza. Non siamo stati in grado, per la prima volta in venticinque anni, di assicurare un dibattito sulla relazione annuale presentata dalla Commissione europea. Solo grazie a questo escamotage – perché di questo si tratta – e alla disponibilità del Commissario Monti, oggi teniamo un dibattito che cerca impropriamente di surrogare quello che avrebbe dovuto essere, in maniera limpida e puntuale, il dibattito da parte del Parlamento sulle linee generali di politica della concorrenza della Commissione.
Io credo che la Conferenza dei presidenti si sia assunta una grave responsabilità: c’era stato un misunderstanding sul fatto che questa relazione – chissà come mai – da quest’anno non fosse più da considerare tra quelle obbligatorie, bensì una relazione d’iniziativa. La Conferenza dei presidenti non ha voluto porre rimedio alla situazione che si era creata e oggi ci troviamo quindi con un dibattito dimezzato, con un Parlamento dimezzato proprio sulla politica della concorrenza. Questo credo sia un fatto molto grave, che va segnalato e stigmatizzato in questa sede.
Venendo ora al merito, signor Presidente, signor Commissario, di questa risoluzione che in realtà trasferisce in qualche modo alla plenaria la relazione di cui ero stato nominato relatore, adottata in commissione, voglio fare tre puntualizzazioni: innanzitutto questa relazione saluta l’impegno che il Commissario Monti, la Commissione hanno messo nell’attuare un importante programma di riforme legislative ed organizzative della Direzione generale per la concorrenza. La scorsa settimana il Consiglio ha dato il via libera definitivo al nuovo regolamento sul controllo delle fusioni: come relatore per parere del Parlamento su quel tema, non posso che rammaricarmi del fatto che non siano state adottate quelle modifiche – che io ritengo importanti – che il Parlamento aveva suggerito, in particolare per quanto riguarda l’automatismo nel trasferimento a Bruxelles di alcune delle operazioni di concentrazione e di fusione più importanti, e per quanto riguarda i poteri.
Altre due sottolineature, di cui la prima sui campioni nazionali. Sono d’accordo su quanto ha detto poc’anzi il collega del gruppo Verde: in Europa il processo di liberalizzazione di settori cruciali come quello dell’energia risente delle politiche dei campioni nazionali. Abbiamo campioni nazionali in determinati settori – non solo dell’energia, anche delle telecomunicazioni – che spesso sono ancora campioni nazionali di proprietà pubblica, in cui lo Stato si trova a giocare un doppio ruolo, di controllore e di attore diretto, gestore diretto di aziende. Su questo, a mio parere, per quanto sia difficile – abbiamo di fronte i grandi paesi dell’Unione europea, grandissime e potentissime aziende in Germania, in Francia, ma anche in Italia – la Commissione deve mantenere alta la guardia e, se possibile, tentare di raggiungere risultati più positivi di quelli raggiunti fino ad oggi.
Un altro punto è quello delle libere professioni: un nodo cruciale per il futuro dell’economia europea, che è sempre più un’economia di servizi. In tanti paesi la crescita di questo settore è strozzata dal permanere di vincoli corporativi, che svantaggiano i consumatori e avvantaggiano i professionisti.
Infine, una considerazione più generale sulla politica della concorrenza, anche in relazione agli emendamenti che sono stati presentati alla risoluzione che voteremo domani. Io credo che la politica del Commissario Monti abbia un unico, cruciale, importantissimo obiettivo: garantire competizioni eque, garantire competizioni in mercati aperti per tutte le imprese europee. Sarebbe un gravissimo errore e un’illusione pensare che le scelte del Commissario Monti debbano incidere direttamente su specifici obiettivi di natura sociale od occupazionale. Il modo migliore per garantire occupazione, crescita e risorse per interventi di natura sociale è garantire la crescita economica e la competitività in Europa.