10.03.04

Riforma delle imprese e aziende di Stato nei paesi in via di sviluppo

SEDUTA DI MERCOLEDI' 10 MARZO 2004
Della Vedova (NI). – Signor Presidente, signora Commissario, signor relatore, parlando di sostegno allo sviluppo del settore delle imprese nelle politiche di cooperazione con i paesi terzi, in particolare con i paesi in via di sviluppo, è forse utile ricordare ciò che un economista peruviano, Hernando de Soto, sostiene nel suo libro Il mistero del capitale: uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico, l’ingrediente mancante, in paesi che sarebbero in realtà dotati di notevole ricchezza, è l’inesistenza dei diritti di proprietà chiaramente definiti, e dunque tutelati con quella certezza che è necessaria per attribuire a tali diritti un valore economico reale. E’ evidente, dunque, che il contributo più prezioso che può venire dalle Istituzioni europee – direi, in generale, il contributo più importante dei paesi sviluppati – è quello di garantire infrastrutture giuridiche che tutelino la certezza del diritto, di appoggiare, accompagnare processi verso la democratizzazione e il riconoscimento dei principi dello Stato di diritto.

Il documento della Commissione accenna solamente a questo tema, che io considero centrale, e la relazione della commissione per lo sviluppo, purtroppo, lascia cadere questo accenno e si concentra sulle conseguenze drammatiche delle politiche promosse dal Fondo monetario internazionale o dalla Banca mondiale. Vedete, io non ritengo che sia corretto, anche nei fatti, attribuire al Fondo monetario e alla Banca mondiale la responsabilità di alcuni fallimenti; penso al caso argentino, dove è sempre più chiaro che il fallimento, il default perfino dello Stato stesso, sia da attribuire non al Fondo monetario o alla Banca mondiale ma al livello di corruzione, al livello di statalismo presente in quell’economia.

Si dice che non si vuol fare ideologia, ma io temo che in realtà se ne faccia. Va bene considerare tutte le opzioni; io credo però che l’opzione politica che dobbiamo offrire sia quella della privatizzazione delle aziende per cercare efficienza, investimenti. Vogliamo che i servizi arrivino alla popolazione, e che arrivino in quantità e qualità tali da soddisfare bisogni che oggi non vengono soddisfatti. Credo che chiedere ad aziende pubbliche corrotte e inefficienti di fornire questo servizio sia sbagliato. L’opzione della privatizzazione – come in Europa, anche nei paesi in via di sviluppo – è l’opzione politicamente auspicabile.

Posted by Benedetto Della Vedova at 10.03.04 12:21

NB. Per evitare fenomeni di spam, e' possibile inserire commenti solo per alcuni giorni successivi alla pubblicazione del post.
Commenti