da Il Riformista pag. 2
La matassa intricata del caso Parmalat ancora deve essere completamente dipanata (rapporti con la politica ed i politici compresi, come testimoniano gli scoop di Libero sulle "dazioni" bipartisan che sarebbero contenute nei verbali degli interrogatori a Tanzi e Di Tonna), ma molti "insegnamenti" già ne sono stati tratti.
Nel frattempo, all'ombra - o al traino? - di quella Parmalat, si è consumata anche la vicenda Finmatica (azienda controllata da uno degli editori de Il Riformista, Pier Luigi Crudele). Con il dovuto rispetto delle proporzioni, anche questa seconda vicenda ha qualcosa da insegnare. Nel pieno dell'orgia mediatica scatenatasi a seguito della "truffa del secolo", verso la metà dello scorso gennaio, la procura di Brescia, "insospettita" dal fatto che Finmatica si apprestasse all'emissione di bond per 55.000.000 di € pur in presenza di liquidità, apre un'indagine che porterà, in pochi giorni, all'arresto del Presidente e dell'Amministratore Delegato. Qualcuno deve aver pensato che anche in questo caso, come in quello Parmalat, l'emissione di bond in presenza di liquidità non poteva che essere sintomo di falsi in bilancio compiuti per truffare i risparmiatori o le banche. Solo la "clemenza" del GIP ha risparmiato la galera a Pier Luigi Crudele e Fabio Bottari (AD di Finmatica) in favore degli arresti domiciliari. Non solo: il Gip di Brescia ha scongiurato anche il congelamento dei fondi Finmatica ed il relativo commissariamento, che pure erano stati richiesti a causa dei presunti "buchi" di cui, secondo il PM, vi sarebbe stata evidenza.
Oltre al falso in bilancio erano state avanzate dai PM bresciani altre ipotesi di reato più gravi, tra cui aggiotaggio e ostacolo al lavoro della Consob.
Magistratura all'attacco, dunque, e stampa che si muove di conserva: Finmatica viene accostata ai crac Parmalat e Cirio o ai bond argentini. L'effetto sull'azienda dell'iniziativa della Procura di Brescia è stato immediato e pesantissimo: titoli sospesi al Nuovo Mercato, banche che ritirano i fidi, fornitori che pretendono pagamenti immediati, clienti potenziali in fuga, reputazione dell'azienda ridotta a zero. L'emozione in quelle settimane era al massimo cosi' come la visibilità delle procure di Milano e Parma impegnate su Parmalat, ma nonostante questo, anzi, proprio per questo, ci si poteva aspettare che la procura di Brescia avesse agito con un sovrappiù di prudenza. Niente di tutto questo. Il tribunale del riesame adito dai vertici di Finmatica decreta il 17 febbraio la "complessiva carenza di un quadro gravemente indiziario". Nessuna distrazione di fondi effettuata o pianificata, nessun aggiotaggio, nessun grave ostacolo ai lavori della Consob. Resta, ad oggi, solo l'ipotesi di bilanci contenenti una valutazione eccessiva di alcuni asset, in primo luogo le licenze software. Un tipo di imputazione che, se scollegata da altre fondate ipotesi di reato, riesce difficile non immaginare per una percentuale rilevante delle società, quotate e no. Presidente e Amministratore di Finmatica, che avevano rimesso ad altri le deleghe operative nella società, sono tornati in libertà. A questo c'è da aggiungere che nessuno tranne gli azionisti, come invece negli altri casi, ha fino ad ora potuto denunciare danni, ad esempio derivanti da mancati pagamenti o rimborsi di obbligazioni.
Tutto bene ciò' che, almeno per il momento, finisce bene? No, tutt'altro. L'azienda ha subito un trauma che ha rischiato di metterla in ginocchio e che comunque lascerà conseguenze pesanti sulla sua futura operatività, a partire dagli investimenti produttivi già pianificati ed ora cancellati. La reputazione internazionale, vitale per un'azienda che annovera tra i suoi clienti General Motors, Deutche Post ed EDF, messa gravemente in forse. Chi risarcirà di questi danni gli azionisti di Finmatica? A chi dovranno rivolgersi quei lavoratori che da qui a poco potrebbero ritrovarsi in cassa integrazione o che non troveranno il lavoro che già li aspettava?
Il caso Parmalat ha insegnato molto - speriamo - sull'inaffidabilità del sistema di controlli interni ed esterni alle aziende per la prevenzione delle truffe ai danni dei risparmiatori ed ha evidenziato, una volta di più, gli intrecci perversi che caratterizzano il nostro debole "capitalismo di relazione", alla costante ricerca di scorciatoie rispetto alla via maestra dell'efficienza e della competitività.
Il quasi contestuale caso Finmatica, pero', mette in guardia dal rischio che si correrebbe qualora nelle procure avesse la meglio sulla doverosa prudenza un empito giustizialista, che portasse qualcuno ad ipotizzare una sorta di via giudiziaria al "risanamento etico" del capitalismo italiano. Non si tratta solo di garantismo, ma di buon senso: una merce, come si è visto, non sempre abbondante.
Benedetto Della Vedova, eurodeputato radicale
Salve io sono un azionista finmatica dal lontano aprile 2000, ....e ora?
Io non ci stò a perdere i risparmi senza dire nulla!
C'è qualche iniziativa? da intraprendere, sia contro la procura di Brescia, sia contro la società, sia contro la consob ecc ecc
I piccoli azionisti sono risparmiatori che provano a contribuire a far crescere una nazione.
Io avevo una società con un bilancio 2002 decente ..e a poi tutta assieme ne trovo uno del 2003 pauroso, le banche ora fanno gli usurai e la
società chiude, con buona pace di tutti!
azionista
moneta
HA RAGIONE IO HO 300 AZIONI FINMaTICA A CIRCA 12 EURO E ORA NON CI RESTERA' PIU' NIENTE ANCHE SE VIENE SALVATA LA PARTA SANA EL GRUPPO???
Posted by: RICCARDO at 10.09.04 16:37