da "Il Riformista", pag.3
CONVERSAZIONE. PER DELLA VEDOVA I RADICALI ASPETTANO IL BLAIR ALL'ITALIANA - di Dimitri Buffa
«Amato faccia il Blair e i radicali saranno tutti con lui». Sostiene l'eurodeputato della lista Bonino Benedetto della Vedova che la risposta di Amato «estremamente positiva» alle recenti avances politiche di Marco Pannella non solo darà probabilmente corso, «prima della fine della settimana», all'agognato incontro, ma aprirà una nuova fase dell'ontologia radicale che non può essere liquidata come qualche maligno già fa nel semplice «essersi buttati a sinistra».
«Pannella, come è noto, si butta solo su sé stesso - dice Della Vedova - tutti sanno con quanta pazienza persone come me hanno creduto che il nuovo e le riforme potessero venire da quella parte del partito di Berlusconi che ambiva alla formazione di un partito liberale di massa; e sia ben chiaro che su questa delusione da parte nostra non c'è alcuna notazione rancorosa da “amanti non corrisposti” che non ci appartiene. Semplicemente cerchiamo di rapportarci con chi affronta le tematiche radicali, sul mercato del lavoro, sulla riforma delle pensioni e della giustizia ma anche sulle libertà civili (penso ai matrimoni tra gay o alla politica sulla droga) o sulla libertà di ricerca scientifica che io stesso propugno dentro l'Associazione Luca Coscioni».
Ergo? «Noi non ci buttiamo a sinistra, perché quando dico “Amato faccia il Blair” non mi riferisco di certo all'ideologia laburista che in quanto liberali ci rimane estranea, ma alle riforme concrete che il premier britannico ha avuto il coraggio di fare in Inghilterra e nessuno sinora in Italia, sia esso di destra o di sinistra». Insomma i radicali «non sono beceramente all'asta come pure cercheranno di far credere» ma mettono i propri principi, le proprie battaglie, «a disposizione di chi li voglia sostenere». Che non è la stessa cosa. Tanto è vero che già ieri alcuni liberali del Polo, tra cui il vicepresidente del Senato Alfredo Biondi, mangiata la foglia, avevano subito dettato alle agenzie comunicati e dichiarazioni che andavano nel senso del «teniamoci stretto Pannella». Amato invece, nella risposta alla lettera aperta di Pannella ha colto la palla al balzo e ha spianato un'autostrada ai radicali esaltando le virtù politico-diplomatiche di Emma Bonino. "Ad oltre dieci anni di distanza dai positivi risultati che ebbe la nostra collaborazione nel 1992/1993 nel corso del mio primo governo ha detto Amato - ho avuto modo di esprimere pubblicamente la mia ammirazione per il lavoro che Emma Bonino, con il tuo sostegno e quello del Partito radicale transnazionale, ha svolto per la Conferenza di Sana'a , dimostrando al mondo che c'e' un modo, civilissimo ed altamente efficace, di allargare i confini della democrazia facendone germogliare i principi nella coscienza di coloro che ancora ne sono esclusi". Potrà bastare questa apertura a Pannella? Per Della Vedova bisogna anche considerare che «la lettera aperta dell'altro ieri non è venuta dal nulla: ne aveva parlato Marco anche alla conversazione a ruota libera della domenica sera con il direttore di Radio radicale Massimo Bordin, ed è noto che gli input politci della settimana vengono da lì..tutto è nato proprio perché Amato nel discorso della convention dell'Ulivo aveva ribadito analogo concetto, quello dell'organizzazione mondiale delle democrazie non sub speciem di Bush ma proprio della Bonino». Emma però, non fu proprio il Polo a volerla commissario europeo? «E infatti precisa Della Vedova - il dialogo con l'altra parte della luna non si interromperà certo oggi, noi radicali siamo come una medicina per salvare queste due coalizioni dal loro cupio dissolvi partitocratico, chi si allea con noi ci guadagna, anche in salute». Ma quale è l'Amato-Blair nei sogni di Pannella e, pare, anche di Della Vedova? «Quello che ebbe il coraggio di fare la manovra da 100 mila miliardi che servì poi ai governi successivi per entrare in Europa, magari non quello del discutibile prelievo forzoso nei conti correnti, ma sicuramente quello che tenne testa ai corporativismi del sindacato e della magistratura, insomma il Giuliano Amato riformatore con il quale si può riprendere una sorta di frammento di discorso amoroso politco interrottosi nel 1992». Causa caduta della prima repubblica.