Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato radicale al Parlamento europeo
Roma, 22 dicembre 2003. - Se tutte le notizie apparse in questi giorni sulla stampa dovessero trovare conferma, è evidente che quella che il Wall Street Journal di oggi ha definito la più grande frode aziendale nella storia d’Europa è il frutto dell’azione di una vera e propria associazione a delinquere.
Che, a quanto pare, ha operato senza che i molteplici organi preposti al controllo abbiano saputo non dico stroncarla, ma almeno sospettarne per tempo l’esistenza.
Quasi a difesa dell’accaduto, molti invocano le analogia con il caso Enron. Sbagliano, almeno in un punto: gli effetti dell’accoppiata Cirio-Parmalat rischiano di essere devastanti per la credibilità dei mercati finanziari italiani, già considerati di serie B. Gli investimenti negli Stati Uniti continueranno, quelli in Italia rischiano di sparire o, al meglio, di provocare un aumento di rendimenti per il "rischio paese" che ricadranno sulle imprese sane in cerca di capitale di rischio.
Di fronte a questo l’azione pubblica deve essere energica nell’indagare sui fatti e sulle responsabilità, efficace nel predisporre nuove modalità e, dove necessario, nuove e più efficienti autorità di controllo senza paura di sfidare alcun tabù. Insomma, si cerchi di mettere una - tardiva - pezza al buco di credibilità che si è aperto.
Sarebbe invece scellerata ogni ipotesi di un coinvolgimento diretto di capitali pubblici nel salvataggio dell’azienda di Collecchio: se, come è probabile, vale la pena di investire nella Parmalat non mancheranno candidati (nazionali o no) se invece, ogni ipotesi di salvataggio risultasse velleitaria sarebbe assurdo ritardare l’agonia gravando sui contribuenti.